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Evoluzione e tecnica di impiego degli aerei nella lotta antincendio


            corsa al gigantismo subisce una frenata considerato che di fronte alla
            possibilità di trasporto di carichi eccezionali di liquidi, si presentano
            numerosi problemi quali la necessità di lunghe piste per il decollo, la li-
            mitata manovrabilità dell’aereo e gli alti costi di esercizio.
               La fine degli anni ’60, gli anni ’70 e gli anni ’80 vedono soprattutto
            comparire sulla scena dei Fire Bombers, nuovi e potenti aerei che ave-
            vano abbandonato la prima linea nelle forze armate. Insieme a molti
            “vecchi” levrieri, tali mezzi si ritrovano ancora oggi tutti impegnati nel-
            la grande giostra dello spegnimento degli incendi boschivi, problema
            che coinvolge tutto il mondo e nel quale, solo negli USA, vengono im-
            piegati centinaia di aerei.
               A questo punto occorre fare una notazione tecnica. È da notare co-
            me gli aerei utilizzati direttamente sulle fiamme siano tutti spinti da mo-
            tori alternativi e non da turboeliche o turboreattori. L’aria calda è di
            bassa densità, ma questo fattore non incide sensibilmente sul funziona-
            mento del motore a scoppio, che, oltretutto, passando sull’incendio
            non può, per costruzione, aspirare corpi e parti portati violentemente
            in alto dall’aria calda delle fiamme. Al contrario, la turbina a gas che
            ogni secondo “inghiotte” metri cubi e metri cubi di aria, qualora attra-
            versi un fronte di aria caldissima e rarefatta, si troverebbe, per così dire,
            ad annaspare, prima di riprendere ulteriori giri, in aria meno densa con
            conseguente calo di potenza. E in un aereo, una perdita di potenza, si-
            gnifica una perdita di quota e l’impossibilità, per mancanza di pronta
            potenza disponibile, di potersi riprendere. Se consideriamo le basse
            quote a cui volano tali velivoli e l’asperità dei terreni su cui normalmen-
            te si opera, si può ben comprendere come una caduta improvvisa di
            potenza possa trasformarsi facilmente in un disastro.
               Tornando ai nuovi aerei che si trasformano in cacciatori del fuoco,
            vediamo arrivare i Grumman Traker, i C119 e i CL215, i celebri
            Canadair che progettati e costruiti appositamente effettuano nel 1965-
            67 i loro primi voli. I Traker sono aerei antisommergibili, già imbarcati
            sulle portaerei, e trasportano 3.730 litri di ritardante. Sono spinti da due  8
            Wright R-1820 da 1.525 cv ciascuno. Alcuni Traker hanno avuto l’im-         n.  -
            pianto propulsivo sostituito da due turboeliche. Il C119 della Fairchild    III
            è stato il trasporto medio diffuso nelle forze NATO negli anni ’50, ’60,
                                                                                        Anno

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