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Il culto delle Madonne arboree nelle Diocesi di Rieti e Sabina


               giovane mostrò la pietra al parroco della chiesa dei Santi Lorenzo e
               Flaviano, che ravvisò nell’incisione l’immagine della Madonna e decise
               di notificare il ritrovamento a monsignor Prospero Caffarelli, vescovo
               di Ascoli Piceno. Si aprì un annoso conflitto di competenze fra gli ama-
               triciani, che rivendicavano il diritto alla custodia del prezioso manufat-
               to, rapidamente incluso in un reliquiario d’argento, ed il popolo della
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               montagna, intenzionato ad erigere un santuario nel luogo della miraco-
               losa agnizione. Il vescovo Caffarelli sostenne il pio, legittimo desiderio
               dei boscaioli e dei pastori della Filetta che provvidero ad erigere la mo-
               desta struttura in pietra locale, a pianta rettangolare, caratterizzata dalla
               facciata a coronamento orizzontale su cui si apre il portale a sesto acuto
               sovrastato da un oculo che da luce all’interno. Un analogo portale si
               apre lungo la parete laterale sinistra, sul cui spigolo è impostato il cam-
               panile ad angolo, con due monofore. Nella parete laterale destra si
               aprono due finestrine ad arco acuto. In una nicchia è conservato un
               bassorilievo raffigurante un Angelo, unico residuo di una più comples-
               sa rappresentazione scultorea. All’interno, sono presenti numerose pit-
               ture votive fra cui spiccano per vastità e pregio gli affreschi del catino
               absidale. Si tratta di un complesso ciclo pittorico, dedicato ad illustrare
               fin nei dettagli la storia dell’invenzione del cammeo e della dedicazione
               della chiesa, realizzato da Pier Paolo da Fermo, così come risulta dal-
               l’iscrizione apposta al dipinto parietale. Benché la comunità locale fos-
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               se dunque tanto sollecita nel dotare degnamente il santuario mariano,
               per oltre un secolo il reliquiario contenente la venerata immagine fu ri-
               posto presso il convento di San Francesco ad Amatrice. Nel XVII se-
               colo, finalmente, il cammeo venne collocato su un’edicola lignea posta
               su di un altare intagliato e laccato in azzurro ed oro, opera dell’ebanista
               Giovanni Battista Gigli, della villa di Prato.
                  A tutt’oggi, i festeggiamenti della Madonna della Filetta si svolgono
               con solennità nell’ottava dell’Ascensione, quando gli amatriciani torna-
               no a recarsi in pellegrinaggio fino al Santuario mariano.
                  Nel territorio amatriciano si trova anche il santuario dell’Icona
               Passatora: la chiesa risale al XV secolo ed è affrescata internamente ad
               opera di valide maestranze locali. Nei dipinti datati 1490/91, raffigu-
          Anno
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               ranti la Madonna della Misericordia, la Sacra conversazione con Santa
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