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Il culto delle Madonne arboree nelle Diocesi di Rieti e Sabina


                  Anche quando il dettato della leggenda di fondazione del santuario
               mariano si disperde, non lasciando traccia nelle fonti documentarie, re-
               stano però i toponimi e le tradizioni locali a testimoniare gli antichi le-
               gami fra un popolo e la sua terra: accade così a Peschieta per la chiesa di
               Santa Maria de cucurbita, a Concerviano per Santa Maria delle macchie,
               a Staffoli per Santa Maria della Quercia, a Piedelpoggio per la Madonna
               del Cerreto.
                  Un discorso a sé stante richiedono quei santuari che legano l’epifa-
               nia o la semplice devozione mariana alla presenza di una fonte o di un
               pozzo, di una sorgente o di un fiume: è esemplare al riguardo quanto
               accadde per Santa Maria di Capodacqua, eretto nel luogo dove una pa-
               storella rinvenne una preziosa immagine della Vergine, smarrita al tem-
               po delle invasioni saracene. Di questo santuario fa cenno già nel penul-
               timo decennio del XII secolo la bolla di papa Lucio III.
                  Quando il devastante terremoto del 1703 distrugge l’antico edificio,
               lasciando intatta la sola parete a cui è addossato l’altare maggiore che
               custodisce la venerata icona, si rinnova la fama taumaturgica, manife-
               stata dai fedeli attraverso l’impegno profuso nella ricostruzione portata
               a termine nel 1853.
                  Il culto mariano, fiorito nei pressi di un corso d’acqua, si sedimenta
               sui rituali antichi di tutela della fertilità, legata alle peculiarità irrigue del
               territorio reatino-sabino e si esprime di frequente attraverso la raffigu-
               razione della Vergine galattofora.
                  Spesso i santuari sono meta di pellegrinaggio per tutte quelle don-
               ne che hanno difficoltà ad allattare, e chiedono dunque l’intercessio-
               ne della Madonna ad ottenere per grazia divina l’indispensabile so-
               stentamento per la prole. L’iconografia sacra raccoglie e fa propria
               questa istanza, rappresentando di frequente la Vergine Maria con il
               Bambino al seno: la descrizione dei dettagli diventa a volte estrema-
               mente accurata, riproducendo nei dipinti e nelle statue i particolari
               delle vesti, che hanno sistemi semplici ed efficaci per consentire l’al-
               lattamento. È esemplare al riguardo la statua lignea custodita fino ad
               un decennio fa presso la sagrestia della chiesa di San Francesco ad
          Anno
               Accumoli, con l’ingegnosa asola che consente, alla bisogna, di sco-
          III
               prire il seno. Lo stesso tipo di fessura è raffigurato da Girolamo
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          n.
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