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Il culto delle Madonne arboree nelle Diocesi di Rieti e Sabina


            Madonna delle Grotte, a Borbona la Madonna del Monte: è evidente il le-
            game con il mondo agropastorale, con i suoi cicli di riproduzione, rinno-
            vato ogni anno attraverso i rituali collettivi della processione e della festa.
               Lungo il corso del fiume Velino, che anticamente espandeva le sue
            acque fino a colmarne interamente la pianura reatina, prima e dopo la
            bonifica curiana si svilupparono numerosi i culti delle divinità limnates,
            protettrici della fertilità assicurata proprio dalle caratteristiche irrigue
            del territorio. La lenta, graduale opera di cristianizzazione delle campa-
            gne, certo facilitata dal naturale senso del sacro che animava i rudes, do-
            vette peraltro acconsentire a forme sincretiche, implicanti una inconsa-
            pevole sedimentazione rituale: in particolare, fu il culto mariano ad at-
            tecchire vigorosamente sull’antico ceppo delle tradizioni contadine.
               L’omaggio che il «toro ossequiente»      16  reca annualmente alla
            Madonna della Neve a Bacugno è forse il più evidente, remoto retaggio
            dei rituali pagano destinati un tempo alla Grande Madre Vacuna. Il to-
            ponimo Bacugno, da Vacunianum, insieme con Vacone e Bocchignano
            sta ad indicare uno dei siti protostorici nei quali il culto della dea era le-
            gato alla presenza di un santuario. Altri siti sono segnalati dagli archeo-
            logi presso le città sabino-romane di Cures, Cutiliae, Interocrea. Nel ceri-
            moniale che si ripete ogni anno all’inizio di agosto, il toro s’inginocchia
            sul sagrato della chiesa, pronto a ricevere l’aspersione rituale, mentre
            giovani in costume offrono i manipoli del grano, frutto del raccolto ap-
            pena compiuto.
               Né va trascurata una ulteriore riflessione in ordine ai momenti stori-
            ci nei quali gli episodi epifanici si manifestano: le visioni, i miracoli, le
            agnizioni si intensificano nei momenti di maggiore crisi – sia essa poli-
            tica, economica, sociale o morale – e si risolvono in un sostanziale con-
            solidamento della compagine sociale, che conferma ed accentua le for-
            me tradizionali e rassicuranti della devozione. In questo senso, appare
            importante ed emblematico che il vescovo ascolano intervenga a favore
            della modesta comunità montana insediata ai margini del bosco della
            Filetta rintuzzando le velleità egemonizzanti degli amatriciani, così co-   7
            me è significativo l’intervento di finanziamento compiuto da donna          n.  -
            Olimpia Colonna quando dota generosamente la chiesa rurale di Santa         III
            Maria apparì perché diventi il santuario dei suoi sudditi della Petrella.
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