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Il culto delle Madonne arboree nelle Diocesi di Rieti e Sabina
Il valente pittore compì la sua opera sotto la guida attenta dei cano-
nici Paolo da Montegambaro e Bartolomeo Roselli, dipingendo – forse,
come sostiene Sacchetti Sassetti, avvalendosi dei cartoni del padre
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Antoniazzo – una Sacra Conversazione, in cui si affiancano alla Madonna
in trono con il Bambino Gesù, Santo Stefano e Santa Barbara, San
Balduino e Santa Maria Maddalena. Ai piedi della Vergine, seduto sui
gradini del trono, è un angioletto che reca in mano la rosa mistica.
Ma ciò che più appare interessante, al fine di suffragare la validità del
nostro assunto, è il limpido, evanescente paesaggio che fa da cornice al-
la Madonna in maestà. Si tratta di una realistica rappresentazione della
piana reatina, con i suoi specchi d’acqua stagnante, estremo residuo del
lacus Velinus, con la chiostra delle sue colline e i contrafforti montani
che delimitano l’estremo orizzonte, eseguita magistralmente secondo il
gusto pittorico rinascimentale, ma nell’atmosfera rarefatta della Sacra
Conversazione la pittura di paesaggio assume per Marcantonio Aquili si-
gnificati polisemici che meritano di essere indagati.
Intanto, merita di essere sottolineato l’impegno diuturno dei
Cistercensi nelle operazioni di bonifica della piana, dal primo tentativo
a San Matteo del Lago, ben presto tornato ad impaludarsi, al successivo
e più duraturo insediamento di San Pastore: San Balduino, il fondatore
dei due siti abbaziali, intraprese il risanamento del territorio soggetto a
frequenti esondazioni, promuovendo l’incanalamento delle acque e
l’incremento dell’agricoltura pedemontana, accanto alle tradizionali at-
tività dell’allevamento, della pesca e della caccia.
Né può sfuggire la coincidenza cronologica fra l’opera reatina di
Marcantonio di Antoniazzo e la ricerca – sia ingegneristica sia estetica
– condotta da Leonardo da Vinci al servizio di Ludovico il Moro: il
progettista dei navigli è l’artista che inventa il paesaggio della Vergine
delle rocce, meditando da par suo sui temi della Natura naturata e della
Natura naturans.
Un identico clima culturale genera la grande opera leonardesca e l’af-
fresco della Cattedrale reatina, e non è certo casuale che la densa materia 7
rocciosa ed il liquido elemento degli acquitrini facciano da sfondo ad n. -
un’icona mariana, quasi a rimarcare l’intimo legame rappresentato da III
Maria fra l’umano e il divino, fra natura celeste e natura terrestre.
Anno
SILVÆ 251

