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Il culto delle Madonne arboree nelle Diocesi di Rieti e Sabina


            utilizzando come materiali di risulta le pietre degli antichi edifici, allo
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            stesso modo l’iperdulia riservata alla Vergine Maria riassume antiche
            modalità rituali della tradizione preesistente, sia pur decantate e purifi-
            cate dai retaggi pagani.
               La figura della Madonna, così densa di significato per i cristiani ed al-
            lo stesso tempo così vicina nella rappresentazione simbolica alle antiche
            divinità femminili del paganesimo, diventa una formidabile intermedia-
            ria, un’interlocutrice preziosa per far accostare ai misteri del monotei-
            smo le menti ingenue dei rudes, che in buona fede meglio comprendeva-
            no le multiformi presenze dei numi tutelari dell’Olimpo pagano.
               Nella devozione popolare, non meno che nell’iconografia, si rintrac-
            ciano gli elementi costitutivi del passaggio: alla Madonna si riservano
            preghiere e riti gentili di consacrazione, offerte di fiori e primizie, fino
            all’ossequio solenne recato dai grandi animali da traino, buoi, tori e ca-
            valli, residuo arcano di ritualità mediterranee. Le espressioni figurative,
            maturate nei primi secoli del cristianesimo in area orientale, dopo la lot-
            ta iconoclasta assumono in occidente forme più narrative, che sintetiz-
            zano con efficacia il dualismo Madre/Figlio dalla natività alla crocifis-
            sione e trovano infine l’elemento unificatore nella simbologia della
            Madonna della Misericordia.


            Il culto mariano nella Diocesi di Rieti
               La serie dei vescovi della Diocesi reatina, secondo la tradizione inau-
            gurata nel III secolo da San Prosdocimo, prosegue episodicamente nel
            corso dei secoli V-VI con i vescovi Primo (437) e Probiano (494), Orso
            (501), San Probo (540) ed Albino (593), consolidandosi con il trascor-
            rere del tempo: dal testo di una lettera inviata nel 598 da San Gregorio
            Magno al vescovo di Spoleto Crisante ricaviamo la prima testimonian-
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            za relativa alla cattedrale paleocristiana di Santa Maria.
               Bisogna attendere la Bolla che nel 1182 papa Lucio III invia al ve-
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            scovo reatino Benedetto (1182-1193) per avere una dettagliata defi-
            nizione dei confini della Diocesi. Il pontefice si rivolge all’ordinario    7
            diocesano «ut universae Paroechiae sicut a tuis antecessoribus usque hodie pos-  n.  -
            sessi sunt, ita omnino integra tam tibi, quam tuis successoribus in perpetuum  III
            conserventur».
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