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Il culto delle Madonne arboree nelle Diocesi di Rieti e Sabina
Le distinte strutture architettoniche furono armonicamente collega-
te mediante un portico al tempo del vescovo Angelo Capranica (1450-
1468).
Se nel complesso gli edifici della cattedrale e del palazzo della curia,
già sede papale, mantengono intatte le forme romaniche, l’interno della
chiesa rappresenta un vario ed imponente compendio d’arte sacra, a te-
stimonianza della devozione delle locali confraternite e del prestigio as-
sunto dal Capitolo, nonché dalle famiglie gentilizie, che gareggiarono
nel dotarne riccamente gli altari e le cappelle.
Lungo la navata a cornu Epistulae si aprono dunque le cappelle dedica-
te rispettivamente a San Vincenzo Ferrer ed alla beata Colomba (i Santi
dell’Ordine dei Predicatori invocati a tutela della salute pubblica nelle
drammatiche circostanze delle epidemie di peste), a San Rocco, protet-
tore della Corporazione dei Maestri lombardi, a San Giuseppe e la cap-
pella dedicata a San Carlo Borromeo. In fondo alla navata laterale de-
stra, conclude il transetto la fastosa cappella della Compagnia del SS.mo
Sacramento. Al di là dell’abside, dove il pittore Pietro Paoletti da Belluno
dipinse nel 1828 in sei vasti riquadri le Solennità della Vergine, è la cappella
dedicata alla venerata immagine della Madonna del Popolo, il cui culto
ab immemorabili fu rinnovato in nuove forme per effetto della predicazio-
ne quaresimale tenuta dal cappuccino fra Gregorio Sfondrati nel 1625.
Lungo la navata a cornu Evangelii, superata la cappella delle reliquie
utilizzata un tempo come coro d’inverno dai canonici del capitolo, so-
no invece quattro cappelle, intitolate alla patrona Santa Barbara, a Santa
Caterina d’Alessandria, al SS.mo Crocifisso ed a Sant’Ignazio.
Sono numerose, com’è ovvio, le pitture e le sculture dedicate alla
Vergine Maria, titolare della cattedrale: se, dal punto di vista artistico,
alcune si segnalano per raffinatezza dell’esecuzione – come ad esempio
il bell’altorilievo dedicato all’Immacolata Concezione, eseguito da
Lorenzo Ottoni nel 1729 – nonché per l’intensa devozione popolare,
mancano però riferimenti più o meno marcati ad eventuali leggende di
fondazione della basilica. 7
Restano soltanto due elementi pittorici, entrambi riferibili all’opera n. -
di Marcantonio Aquili, collegati ad aspetti di qualche interesse sotto il III
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profilo demoantropologico, oltre che storico-artistico. Il primo è l’af-
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