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Conseguenze della cessazione delle utilizzazioni forestali tradizionali


               dominio della Repubblica di Venezia, quando alla Serenissima erano
               necessarie massicce quantità di materiale legnoso e di carbone per l’in-
               dustria mineraria ed ampi spazi per l’esercizio del pascolo, soprattutto
               ovino, esercitato per la ricercata produzione della lana: la quasi totalità
               delle faggete fu soggetta ad intensi tagli di ceduazione. Nel ’700, l’au-
               mento demografico e la forte richiesta di legna da ardere e di carbone
               per uso industriale comportarono, oltre all’esecuzione dei tagli, anche il
               disboscamento, ancor oggi ben visibile, di molte delle pendici a quote
               più elevate (Posocco 1970). L’intensa opera di ceduazione dei popola-
               menti di faggio è proseguita anche durante il diciannovesimo secolo,
               come testimoniano le numerose aie carbonili ancora visibili all’interno
               dei complessi boscati. Tra gli anni ’50 e ’60 dello scorso secolo, in un
               momento di forte crisi per la montagna italiana, l’Azienda di Stato per
               le Foreste Demaniali, perseguendo i propri fini istituzionali, diede ini-
               zio all’acquisto di ampi territori, dislocati lungo la fascia meridionale
               delle Dolomiti, coperti da zone pascolive e da formazioni forestali, che
               all’inizio degli anni ’70 portarono l’Amministrazione forestale dello
               Stato a gestire circa 22.000 ettari di superficie nel medio corso del Piave
               e nella Val Belluna. Tra il 1971 ed il 1975, dette aree, in considerazione
               dell’elevato valore ambientale, vennero classificate “riserva naturale”: le
               stesse sarebbero andate in seguito a costituire oltre la metà del territo-
               rio del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi. A partire dagli anni
               ’60, sia nei boschi compresi all’interno del Demanio forestale dello
               Stato che in quelli esterni, in un primo momento per l’allungamento dei
               turni ed in seguito per l’abbandono delle zone montane dovuto a ragio-
               ni economico-sociali, i tagli di ceduazione andarono incontro ad una
               forte riduzione sino, in molti casi, a cessare totalmente.
                  Nel corso degli ultimi decenni, pertanto, soprassuoli boschivi che si
               presentavano notevolmente degradati e fortemente impoveriti hanno
               ripreso vigore aumentando la loro massa legnosa ed avvicinandosi ad
               uno stadio più prossimo alla naturalità. Contemporaneamente, il bosco
               ha iniziato lentamente a rimarginare le ferite causate dall’intenso sfrut-
               tamento antropico espandendosi ed andando a rioccupare aree dalle
               quali in passato era stato forzatamente estromesso. Dalla metà degli an-
          Anno
               ni ’90 del secolo scorso, dapprima ad opera della gestione ex Azienda di
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