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Conseguenze della cessazione delle utilizzazioni forestali tradizionali
boschive presenti all’interno del Parco nazionale delle Dolomiti
Bellunesi. I tipi forestali maggiormente rappresentati sono la faggeta
primitiva (1.723 ettari), la faggeta submontana (1.143 ettari), la fag-
geta montana tipica (1.295 ettari) e la faggeta altimontana (545 etta-
ri). A queste formazioni vanno aggiunti ulteriori 360 ettari circa, do-
ve il faggio si presenta consociato con altre specie, e tutte le altre
aree dove la pianta si presenta come sporadica all’interno dei sopras-
suoli (Andrich 2005);
c) la fascia boreale, con una superficie di circa 3.980 ettari, di norma dai
1.500 – in condizioni particolari anche dai 1.200-1.300 metri di quota
– al limite superiore della vegetazione arborea, in cui sono presenti
soprassuoli caratterizzati spesso dalla scarsa presenza dell’abete rosso
(Picea excelsa Link), per cui al posto della pecceta si trova più frequen-
temente il lariceto, e dove nella parte a più elevata altitudine le mu-
ghete ricoprono vaste estensioni. Anche se non di preminente valen-
za selvicolturale, non si può tralasciare di citare la fascia alpica, in
quanto è quella di maggior interesse botanico, essendo caratterizzata
da vaste praterie primarie ove sono presenti molte specie endemiche,
rare e di elevato valore fitosociologico (Argenti e Lasen 2000).
La gestione forestale nel passato
In epoca passata i popolamenti forestali facenti parte all’attualità
del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi sono stati sottoposti ad
una forte pressione antropica (Hofmann 1991, Sief 1998). Già nel-
l’epoca preromana (neolitico) le popolazioni venete avevano occupato
i territori della Val Belluna e delle principali conche vallive interne. I
Romani diedero impulso agli insediamenti realizzando una robusta
maglia stradale, mentre durante l’epoca delle invasioni barbariche
l’area montuosa rimase sostanzialmente estranea al procedere della co-
lonizzazione e restò quindi pressoché integralmente allo stato natura-
le. Nel periodo medioevale iniziò a verificarsi l’aumento della presenza
antropica nella zona con la conseguenza del disboscamento delle pen- 7
dici, nelle parti più basse, e dell’esecuzione di tagli non sempre equili- n. -
brati nelle parti più elevate. III
Il vero e proprio sfruttamento intensivo del territorio iniziò sotto il
Anno
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