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Conseguenze della cessazione delle utilizzazioni forestali tradizionali
La seconda tipologia è legata alla presenza dell’abete rosso all’interno
delle faggete; detta resinosa, infatti, nel corso degli anni è ritornata ad es-
sere presente, per diffusione naturale, nelle stazioni più povere nei riguardi
del terreno, dove la faggeta si presentava a densità rada, con un numero di
soggetti variabile che può arrivare sino a diverse decine per ettaro. Lo svi-
luppo delle piante di abete rosso all’interno della faggeta procede regolar-
mente sino a quando le chiome delle conifere vanno a superare di qualche
metro il piano delle chiome della faggeta ed è il vento a causare lo sradica-
mento di piante anche in questo caso in piena fase di crescita e ben lonta-
ne dalla maturità. Notoriamente l’abete rosso ha un apparato radicale
molto superficiale (Gellini 1970) e nelle situazioni di suolo e pendenza in
precedenza descritte ne è frequente la caduta a terra. Da osservazioni in
campo, si è constatato come le piante di abete rosso cadano al suolo so-
prattutto nei mesi invernali e dell’inizio primavera, quando la faggeta è
completamente priva di foglie e l’azione del vento, sopra il piano delle
chiome ma anche al di sotto, diviene maggiormente incisiva. Anche in
questo caso l’entità del fenomeno si presenta abbastanza variegata essen-
do presenti aree con decine di individui atterrati ad ettaro ed aree con solo
poche piante sradicate ed altre che si presentano indenni dal fenomeno.
Come termine di paragone di quanto in precedenza illustrato è do-
veroso evidenziare che in epoca passata, quando era praticato il gover-
no a ceduo dei boschi di faggio e quando non vi era la presenza del-
l’abete rosso all’interno di detti soprassuoli, non sussistevano problemi
di instabilità meccanica. Ciò è osservabile direttamente ancora oggi in
determinati contesti utilizzati a ceduo e dove non è presente l’abete
rosso. Le ceppaie della faggeta governata a ceduo, infatti, danno origine
ad un soprassuolo, periodicamente rinnovato a relativamente brevi in-
tervalli di tempo, con una altezza minore rispetto all’altofusto e soprat-
tutto con una massa dendrometrica per ceppaia molto inferiore a quella
di una singola pianta alta diverse decine di metri e con diametri a volte
superiori ai 50 centimetri. L’apparato radicale può pertanto ben garan-
tire nel caso del bosco ceduo, a differenza di quanto si verifica nell’alto- 7
fusto, un solido ancoraggio al terreno. Inoltre, per quanto riguarda n. -
l’abete rosso, la presenza di detta essenza all’interno dei popolamenti di III
faggio era in passato molto più esigua, se non del tutto nulla, rispetto
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