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Conseguenze della cessazione delle utilizzazioni forestali tradizionali


            mente teorica, è l’ipotesi di un ritorno al governo a ceduo delle forma-
            zioni forestali, o di ampie porzioni di esse, che sono maggiormente
            soggette ai fenomeni di instabilità meccanica; questa soluzione infatti
            va a scontrarsi da un lato con le disposizioni normative che non con-
            sentono la conversione da fustaia a bosco ceduo (a maggior ragione al-
            l’interno di un’area protetta qual è un parco nazionale) e dall’altro con
            la difficoltà pratica di mantenere il governo a ceduo in popolamenti fo-
            restali che, in considerazione dell’ubicazione e delle collegate difficoltà
            di esbosco, risultano essere a macchiatico decisamente negativo.
               Una seconda possibilità di intervento consiste, nel breve periodo, nel
            mantenere il modello della conversione all’altofusto, intervenendo però
            in maniera appropriata sulla fustaia. Il popolamento forestale, puro di
            faggio o misto ad abete rosso, andrebbe costantemente seguito nelle sue
            fasi di sviluppo sino a conoscere, per le diverse stazioni, le dimensioni
            della massa dendrometrica (che potrebbe essere ben rappresentata dal
            diametro a petto d’uomo) che rappresenta la soglia critica oltre la quale
            iniziano a manifestarsi i problemi di instabilità meccanica. Una volta che
            il bosco ha raggiunto quel determinato stadio evolutivo – al di là del rag-
            giungimento della maturità – si dovrebbe intervenire selvicolturalmente
            per dare inizio ai processi di rinnovazione naturale, applicando turni ba-
            sati sulla sola soglia dimensionale critica. Circa l’eventuale presenza del-
            l’abete rosso all’interno dei popolamenti di faggio, in considerazione del
            fatto che, di norma, i problemi di instabilità meccanica si presentano
            prima nella conifera che non nella latifoglia, un’ipotesi di intervento è
            quella di operare dei tagli mirati sulle sole piante di abete rosso che po-
            tenzialmente possono presentare problemi di sradicamento, lasciando
            così ad un più prolungato sviluppo il popolamento di faggio.
               Un terzo intervento, impostato nel medio e lungo periodo, può essere
            quello di migliorare le condizioni del terreno favorendo i processi di evo-
            luzione pedogenetica in modo tale che lo stesso risulti maggiormente ido-
            neo a garantire un solido ancoraggio alle piante. L’aspetto su cui interveni-
            re è quello dell’aumento della profondità del suolo: a conferma di ciò vi   7
            sono infatti delle situazioni, riscontrate per osservazione diretta e localiz-  n.  -
            zate in maniera puntiforme o su piccole aree, dove con terreno profondo,    III
            senza scheletro ed in assenza di roccia affiorante, sono presenti piante di
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