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Storia e attualità nella politica del paesaggio in Italia e in Europa


               Se negli anni ’20 i tempi non erano maturi, viste le condizioni sociali
            ed economiche del Paese, per una richiesta di “natura”, un concetto trop-
            po lontano dalle reali esigenze della popolazione ancora dipendente dalle
            risorse forestali in funzione energetica, la situazione si trasforma radical-
            mente dalla fine degli anni ’70 in poi. Sono soprattutto le trasformazioni
            del livello di vita delle popolazioni piuttosto che le iniziative delle
            Nazioni Unite, quali la dichiarazione di Stoccolma del 1972 o il
            Bruntland Report del 1987, a favorire un allentamento della pressione sui
            boschi, mentre la cultura ambientalista appare in progressiva crescita nel-
            la popolazione. Si tratta, si badi bene, del riflesso di una sensibilità matu-
            rata in un ambiente urbano che coinvolge inizialmente la fascia della po-
            polazione di cultura medio-alta e che non interessa né il mondo rurale né
            il ceto operaio, ma che gradualmente conquista maggiore spazio all’inter-
            no dell’opinione pubblica. Il ruolo del bosco come ecosistema, più anco-
            ra della sua funzione protettiva, diventa quindi sempre più importante
            negli orientamenti della gestione forestale, trasformando molti forestali
            da produttori di legname a gestori di una “risorsa naturale”. Ciò è dimo-
            strato non solo dal diffondersi dei corsi di ecologia forestale istituiti negli
            anni ’70 e ’80 nelle sedi universitarie di Firenze e Padova, mentre lo stes-
            so Pavari, chiamato a Firenze durante la seconda guerra mondiale, aveva
            trasformato la cattedra di selvicoltura in “ecologia e selvicoltura”
            (Ciancio 2004). La divaricazione fra orientamenti ambientali e indirizzi
            produttivi raggiunse un livello altamente conflittuale negli anni ’80, coin-
            volgendo la vita delle più importanti istituzioni forestali, creando una rea-
            le rottura nel mondo forestale di cui ancora oggi si sentono gli effetti.
               Certo è che la trasformazione in senso ambientale di una parte del
            settore avviene senza passaggi intermedi, cioè senza elementi di media-
            zione fra le tematiche ecologiche ed altri valori rappresentati dal territo-
            rio forestale, facendo propria la visione “degradazionista” del rapporto
            uomo-natura e sposando così uno dei temi tradizionali della storia am-
            bientale. La grande maggioranza del mondo forestale rimane infatti
            quasi immune dal recupero della civiltà rurale che si realizza negli anni   7
            ’60-’70, con la creazione di una estesa rete di musei della civiltà contadi-  n.  -
            na e forestale in varie parti d’Italia. Queste tendenze avrebbero potuto    III
            portare ad un recupero del significato culturale del paesaggio, come
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