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Storia e attualità nella politica del paesaggio in Italia e in Europa
anni ’20 è ormai soprattutto industria di trasformazione, con una so-
stanziale poca significatività del legname nazionale e una forte dipen-
denza dall’estero.
4. Le scienze forestali nel secondo dopoguerra
L’industrializzazione del Paese e lo spostamento di larghe fasce della
popolazione dalla campagna alla città innescano fondamentali trasfor-
mazioni culturali che interessano la società italiana. La perdita di im-
portanza del ruolo produttivo favorisce la ricerca di un diverso ruolo
del bosco, ora non più fondamentale dal punto di vista energetico, né
supporto essenziale alle attività agricole e pastorali. Il “miracolo econo-
mico” degli anni ’60 ed il miglioramento delle condizioni di vita senza
dubbio favorisce lo sviluppo di una maggiore attenzione al problema
ambientale, invitando a guardare al passato come ad un periodo di
grandi aggressioni al patrimonio forestale. Si spiegano anche così gli
sforzi per la ricostituzione dei boschi dell’Italia nord-orientale, portati
avanti dagli anni ’50 in poi su basi ecologiche (Susmel 1980), ma senza
certo perdere d’occhio gli aspetti produttivi. Prende quindi forza un
orientamento ecologico, in realtà già sviluppatosi negli anni ’20 grazie
anche ad Aldo Pavari, ma allora troppo innovativo rispetto all’ambiente
socioeconomico del primo dopoguerra e che ora poteva trovare un ter-
reno più fertile.
Lo stesso Pavari scriveva che sarebbe stato un grande vantaggio per
il nostro Paese popolare con conifere di alto reddito la zona occupata
dal castagno (De Philippis 1962), indirettamente concordando su una
delle priorità assegnate ai boschi e in parte “smascherando” certe affer-
mazioni che vorrebbero assegnare ai rimboschimenti una funzione so-
prattutto protettiva. Certo sorprende come ben dentro gli anni ’70, a
fronte di un mercato del legno ormai totalmente dominato dai paesi
esteri, si potesse ancora pensare di incidere in modo significativo sulla
situazione italiana in merito alla produzione di legname da lavoro e da
opera, ma questo è il tono del dibattito che avviene sulle principali rivi-
ste del settore e d’altra parte lo stesso si è pensato di poter fare con i
circa 218.000 ettari di arboricoltura da legno realizzati con il regola-
Anno
mento comunitario 20/80.
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