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Storia e attualità nella politica del paesaggio in Italia e in Europa
Centrale, 19,9% sull’Appennino meridionale, il 5,7% in Sicilia e il 6,8%
in Sardegna. Rispetto alle stime iniziali dell’Amministrazione Forestale,
secondo la quale sarebbe stato urgente rimboschire almeno 400mila et-
tari, è chiaro che i risultati ottenuti in questo primo periodo furono as-
sai modesti. Il giudizio sulla ridotta efficacia dell’intervento dello Stato
deve però tenere conto di una serie di fattori sociali ed economici che
costituiscono il contesto in cui l’azione di risanamento della montagna
italiana dovette misurarsi.
Il decennio seguente alla fine della seconda guerra mondiale segnò
finalmente una reale inversione di tendenza, che non si realizzò solo at-
traverso provvedimenti legislativi, ma piuttosto con il profondo muta-
mento delle condizioni socioeconomiche. Senza dubbio furono efficaci
i provvedimenti legislativi del 1949 e 1950 sui cantieri di lavoro e di
rimboschimento, sulla Cassa per il Mezzogiorno, sugli interventi straor-
dinari nelle zone depresse del Centro Nord, e soprattutto la Legge 25
luglio 1952, varata su proposta di Fanfani. Lo scopo principale dei
provvedimenti non era tanto quello di creare nuovi boschi ma quello
sociale; ed infatti, soprattutto nel Centro Sud, vennero creati centinaia
di cantieri di rimboschimento che ebbero il merito di ridurre la disoc-
Figura 8 - Esempi di diverso impatto paesistico dei rimboschimenti
A sinistra, l’impatto tutto sommato positivo di alcuni rimboschimenti di pino ne-
ro in Campania (Bacino del Sele); a destra, un caso di impatto negativo di un
Anno
rimboschimento di abete bianco senza rapporti con il contesto paesistico cir-
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costante (Appennino Tosco-Emiliano).
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