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Storia e attualità nella politica del paesaggio in Italia e in Europa


               3. La politica forestale dall’Unità e gli effetti sul paesaggio
                  Non è mai stata elaborata una politica forestale volta direttamente
               al miglioramento del paesaggio culturale, mentre invece esistono leggi
               e provvedimenti che lo hanno sicuramente influenzato, almeno fino a
               quando le competenze sono passate alle Regioni, alle cui politiche si
               sono aggiunte le direttive comunitarie con l’avvento della UE. La ri-
               dotta considerazione del problema si nota già agli albori della scuola
               forestale italiana, interessata soprattutto a costruire una selvicoltura
               nazionale in grado di risolvere la carenza di legname e ridurre il disse-
               sto idrogeologico.
                  Non sorprende quindi il fatto che nelle abetine gestite dall’Istituto
               Forestale di Vallombrosa il taglio raso fosse temporaneamente interrotto
               non già per l’esito del serrato dibattito scientifico all’interno dello stesso
               consiglio di amministrazione sulla sua opportunità rispetto al taglio sal-
               tuario. Ciò accade invece in virtù di un decreto ministeriale del 1901, che
               facendo seguito alle proteste dei villeggianti per gli impatti negativi dei
               tagli sul paesaggio, e su cui inutilmente il ministero aveva già messo in
               guardia l’amministrazione forestale, includeva poi Vallombrosa fra le sta-
               zioni climatiche. Si tratta evidentemente dell’esito di una certa difficoltà
               dei forestali di vedere la propria azione in un più vasto ambito di valori, e
               nell’immediato, di valutare l’importanza della percezione sociale esisten-
               te in un gruppo forse ristretto ma influente della popolazione quale i
               borghesi fiorentini che frequentavano Vallombrosa a scopo ricreativo.
               Un ceto sociale comunque rappresentativo di una crescente attenzione
               per il problema del paesaggio, seppure per motivi essenzialmente esteti-
               ci, che poi troverà ampia condivisione a livello nazionale nel movimento
               che porterà alla legge del 1922, promossa da Benedetto Croce, e poi alla
               legge 1497 del 1939, e alla successiva inclusione della difesa del paesag-
               gio nell’articolo IX della Costituzione Repubblicana. Nei primi anni del
               XX° secolo il paesaggio non esprimeva ancora la pluralità di valori che
               oggi gli viene riconosciuta, venendo relegato in un ambito “estetico-cul-
               turale” che però, allora come oggi, non veniva riconosciuto come valore
               “oggettivo” dai forestali, più inclini a valutare la qualità dei paesaggi fo-
               restali in base a parametri selvicolturali e successivamente bio-ecologici,
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               piuttosto che storico-culturali.
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