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Storia e attualità nella politica del paesaggio in Italia e in Europa
te dall’uomo, con punte del 70% in montagna, a scapito dei pascoli e
delle superfici agricole. L’analisi è stata impostata su tre momenti stori-
ci: i primi decenni dell’800, il 1954 e il 2000, basata sull’uso del Catasto
Generale Toscano, foto aeree e rilievi di campagna, che si sono protrat-
ti fino al 2004. Tutti i dati sono confluiti in un database G.I.S. con la
produzione di output cartografici che oggi costituisce il sistema di mo-
nitoraggio del paesaggio toscano (Agnoletti et al. 2006b).
All’abbandono delle aree agricole marginali si è affiancata l’estensio-
ne delle monocolture agrarie con la creazione di grandi accorpamenti,
realizzati eliminando gli elementi arborei e le sistemazioni considerate
inutili o di ostacolo alla meccanizzazione. Un altro fenomeno associato
è la specializzazione delle colture, avvenuta sostituendo le colture pro-
miscue con impianti artificiali ad alta densità (es. oliveti, vigneti, frutte-
ti), o intensivizzando le colture su piccola scala (es. serre, colture orti-
cole, vivai industriali). A ciò si aggiunge la perdita di specie (animali e
vegetali) associata ai sistemi agrari tradizionali. Tali trasformazioni han-
no anche inciso sulla sostenibilità energetica, nel passato legata al ricor-
so a risorse e processi endogeni (fissazione dell’azoto atmosferico, con-
trollo biologico ecc.), creando paesaggi autonomi dal punto di vista
energetico, in grado, nel caso di stress biotici o abiotici, di mantenere o
recuperare facilmente le loro funzioni (Cusso, Garrabou, Tello, 2006),
che non ricorrevano a fonti energetiche sussidiarie esterne, come avve-
nuto con l’avvento delle concimazioni chimiche. In buona sostanza, la
storica profonda integrazione esistente fra bosco e attività agricole è
venuta meno, eliminando anche tipologie forestali un tempo dominanti
in molte regioni come i “boschi pascolati” usati per il pascolo in bosco
degli equini, il cui valore commerciale è stato per secoli determinato dal
numero di capi che il bosco poteva alimentare.
Le superfici pascolive sono quelle che hanno visto la maggiore con-
trazione con la scomparsa di molteplici tipologie strutturali, special-
mente legate al pascolo arborato, che sussistono solo in alcune aree (es.
Sardegna) dove il pascolo è ancora praticato. Ciò porta oggi ad una si- 7
tuazione paradossale in cui i pascoli sono in continua contrazione, ed i n. -
pastori che usano il fuoco per rinnovare il cotico erboso, o mantenerlo III
sgombro dalla vegetazione, come avvenuto per millenni, sono passibili
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SILVÆ 137

