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Storia e attualità nella politica del paesaggio in Italia e in Europa
avvenne in modo uniforme nelle varie parti del paese, assumendo ritmi
di accrescimento diversi nelle varie zone, ma ebbe rilevanti conseguenze.
Per l’Appennino si nota un aumento continuo della popolazione con una
leggera inversione di questa tendenza verso gli anni ’30 nella parte setten-
trionale e verso gli anni ’50 in quella meridionale, mentre le Alpi e Prealpi
mostrano un trend di accrescimento della popolazione residente conti-
nuo anche nel secondo dopoguerra. La necessità di nuove terre coltivabi-
li non fu risolta con un aumento della produzione unitaria attraverso lo
sviluppo tecnologico, ma piuttosto con l’estensione della superficie colti-
vata, interessando anche le aree marginali, mettendo a coltura aree molto
acclivi e bonificando i terreni paludosi (Agnoletti 2005).
Figura 4 - L'aumento delle superfici forestali nelle regioni italiane
In alcune regioni l’aumento delle superfici forestali deducibile dalle statistiche
sembra assumere valori notevoli. Secondo le statistiche forestali del 1929 e i
successivi rilievi ISTAT in Sardegna, il bosco appare oggi quattro volte più este-
so rispetto al 1929, anche se come già detto tali valori vanno presi con estrema
cautela. I rilievi dell’Inventario Forestale Nazionale del 1985 infatti si discostano
molto da quelli dell’ISTAT, indicando ben 976.500 ha, ma circa il 65% delle su-
perfici da esso riportate come “forestali” si riferiscono ad arbusteti, formazioni
rupestri e riparie, mentre solo il 22% sono boschi di alto fusto e boschi cedui.
Secondo l’attuale IFN la Sardegna è la regione più boscosa d’Italia
Oltre ai fattori demografici, anche lo sviluppo industriale avvenuto
alla fine dell’800 ebbe come risultato, diretto ed indiretto, un aumento
Anno
III
dei consumi di legna e legname. Il bisogno di legna e di assortimenti
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