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Storia e attualità nella politica del paesaggio in Italia e in Europa
che portarono circa 550.000 ha di boschi in più. Il disboscamento se-
gnalato nel periodo fra il 1874 ed il 1912 può essere stimato attorno ai
30.000 ettari all’anno, un valore assai vicino al totale dei rimboschimen-
ti avvenuti nello stesso periodo, che assommano a 37.595 ha, un risulta-
to assai modesto rispetto alle intenzioni iniziali. L’aumento della super-
ficie forestale rilevabile fra il 1914 e il 1929 è in parte dovuto agli ettari
di boschi guadagnati con l’annessione del Trentino Alto Adige e del
Friuli Venezia Giulia, in seguito alla Grande Guerra (Agnoletti 2005).
Figura 1 - Andamento delle superfici forestali, agricole e della popolazio-
ne in Italia fra 1861 e 2000, secondo i dati disponibili (Agnoletti 2005)
Non è comunque possibile spiegare i quasi due milioni di ettari in più
negli anni ’20 solo con l’acquisizione di nuovi territori: dobbiamo perciò
pensare anche possibili diversi metodi di rilevamento impiegati e special-
mente per quanto riguarda il catasto agrario del 1929. Quello che sembra
certo è che dagli anni ’20 in poi si registra una stabile inversione di tenden-
za, che si mantiene costante fino ai giorni nostri e che vede la superficie
forestale più che raddoppiata nella sua estensione, anche se non precisabi-
le con certezza. D’altra parte l’Inventario Forestale Nazionale del 1985
portava i boschi a 8.302.000 ha, l’ISTAT ne indicava 6.822.000 ha, mentre
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la FAO calcolava la superficie forestale italiana pari a più di dieci milioni di
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