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Storia e attualità nella politica del paesaggio in Italia e in Europa
Figura 3 - Variazione della percentuale di conifere e latifoglie
nei boschi di alto fusto dal 1868 al 1985
paesaggio storico sia visto spesso da un punto di vista degradazionista,
con un concetto che individua in sostanza in un bosco di alto fusto ma-
turo e denso l’espressione della buona qualità dei boschi e del paesaggio,
mentre in realtà tali aspetti possono anche divergere.
Le tendenze nazionali in campo forestale testimoniano un processo
generale, che va di pari passo con l’aumento della superficie boscata e
l’abbandono di ben 16 milioni di ettari di terreni agricoli, e cioè la ridu-
zione della diversità del paesaggio dovuta alla semplificazione delle molte
forme di governo forestale esistenti, la riduzione dei castagneti da frutto
e delle piante arboree nei campi e nei pascoli oggi scomparse. Come si sa
la produzione di legna dai boschi era circa la metà rispetto a quella pro-
dotta nelle zone agricole (Agnoletti 2005) dove la percentuale di piante
arboree poteva arrivare a più di 150 piante per ettaro (Cazzola 1996).
Fra i fattori responsabili dei cambiamenti del paesaggio italiano, so-
prattutto per il periodo a cavallo dei secoli XIX e XX, l’incremento de-
mografico ha senza dubbio avuto un ruolo primario. I processi in atto
nel periodo che va dall’Unità d’Italia al 1925, provocarono il raddoppio
della popolazione italiana e diedero luogo ad un vero e proprio “assalto 7
alla montagna”, un fenomeno che non ebbe eguali in epoca moderna, in- n.
teressando tutto il territorio nazionale e portando la popolazione monta- - III
na da circa 5.000.000 a 8.500.000 abitanti nel 1925. Tale incremento non
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