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Storia e attualità nella politica del paesaggio in Italia e in Europa


               di sanzioni penali. Allo stesso modo molte aree protette indicano la lo-
               ro riduzione come una criticità ambientale, senza però trovare soluzio-
               ni per il loro ripristino. In generale si assiste ad una tendenza del pae-
               saggio verso una progressiva omogeneizzazione, che porta ad una ba-
               nalizzazione e semplificazione della struttura paesistica, con una perdi-
               ta dei caratteri “culturali” che hanno contraddistinto la unicità del pae-
               saggio italiano nel contesto mondiale. Si tratta di un processo che inte-
               ressa non solo l’Italia ma molti altri Paesi europei ed anche il Nord
               America, conferendo al problema un carattere internazionale. La sem-
               plificazione del mosaico paesistico (Fig. 6) è a tutti gli effetti una ridu-
               zione anche della biodiversità in quanto la molteplicità degli usi del
               suolo corrisponde a una molteplicità di habitat e di diversità spaziale, la
               quale è una delle caratteristiche principali di gran parte del paesaggio
               italiano. Si tratta di un problema di non lieve entità in quanto i criteri di
               conservazione della natura e gli standard per la gestione forestale soste-
               nibile considerano la frammentazione degli habitat forestali come un
               rischio per la biodiversità.
                  Un discorso a parte merita la situazione del paesaggio nelle aree pro-
               tette. Il network delle aree protette italiane è stato impostato su una real-
               tà territoriale risultato dal rapporto millenario uomo-ambiente, e quindi
               caratterizzato dall’assenza di aree interamente naturali, ma piuttosto da
               aree a diverso grado di naturalità, in dipendenza del periodo di tempo
               più o meno lungo durante il quale le influenze antropiche sono state so-
               spese. Questa realtà costituisce ad esempio una delle contraddizioni
               principali legate all’applicazione della direttiva Habitat, e del network di
               “Natura 2000”, alla cui base vi è un’idea di natura caratterizzata in misu-
               ra prevalente da una biodiversità composta di specie “naturali”, non in-
               fluenzata dall’uomo. Un’idea che nella sua realizzazione concreta deve
               confrontarsi con la realtà del territorio italiano che non ha più caratteri-
               stiche di naturalità, ma in cui l’opera dell’uomo ha creato una grande di-
               versità di specie, di spazi e di strutture nel corso di alcuni millenni, incre-
               mentando la biodiversità naturale e come il concetto di specie “autocto-
               ne” o “alloctone” si presti ad equivoci, vista l’introduzione di specie non
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               native avvenute dal periodo greco e romano fino ad oggi. È quindi evi-
               dente come nelle aree protette assuma un ruolo strategico, assieme alla
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