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Storia e attualità nella politica del paesaggio in Italia e in Europa
per gli usi agricoli spiega, la conversione dell’alto fusto a bosco ceduo.
Il diverso andamento della curva della superficie forestale e la curva
della popolazione osservabile dagli anni ’20 in poi (Fig. 1), in parte con-
futa la tesi secondo la quale la ricrescita del bosco sarebbe avvenuta so-
lo dopo la seconda guerra mondiale. Sicuramente l’aumento della po-
polazione cessa di produrre deforestazione quando i boschi non sono
più di ostacolo all’estensione dei pascoli e dei coltivi, mentre invece bi-
sogna valutare con cautela il ruolo delle utilizzazioni in quanto spesso
non hanno esito distruttivo ma possono degradare i boschi quando
vengono ripetutamente realizzate nei luoghi di più facile accesso per
consentire di contenere i costi di esbosco e trasporto.
Nel secondo dopoguerra nuove fonti energetiche sostituiscono i
combustibili vegetali, riducendo la pressione sul bosco, ma soprattutto
l’industria ed i servizi assorbono sempre più manodopera che stavolta
abbandona anche le campagne, non solo la montagna. Solo al verificar-
si di queste condizioni il bosco può iniziare a riconquistare, natural-
mente o artificialmente, i terreni abbandonati, fino a riguadagnare gli
spazi perduti o addirittura occuparne di nuovi.
Tale processo non può essere confuso con un ritorno ad uno stato
“naturale” originario, in quanto è noto che, trattandosi di foreste se-
condarie, l’influenza antropica ha comunque influenzato le loro carat-
teristiche più o meno profondamente e oltre a questo non vi è uno sta-
to originario “naturale” di riferimento. Si tratta in generale di processi
che le riportano verso un certo grado di semi-naturalità, che cancella o
riduce i tratti colturali del paesaggio forestale accumulatisi nei secoli,
come nel caso dei castagneti da frutto.
Dal punto di vista dell’estensione possiamo concludere che le foreste
italiane si trovano oggi in uno dei momenti di massima espansione rispetto
agli ultimi due secoli, la forestazione avanza al ritmo di circa 74.000 ha al-
l’anno dal 1920, e non sono in atto processi di deforestazione significativi,
né per gli incendi, largamente inferiori all’aumento dei boschi, né per il ri-
scaldamento climatico che non sembra avere avuto effetti sensibili su tale 7
tendenza, come d’altronde l’aumento delle foreste non sembra averlo ral- n. -
lentato. D’altra parte la nostra ridotta superficie forestale difficilmente po- III
trebbe contrastare efficacemente un fenomeno di questa portata: se quindi
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