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Storia e attualità nella politica del paesaggio in Italia e in Europa


               3.1. I rimboschimenti e le sistemazioni idrauliche dei bacini montani - L’opera
            di rimboschimento e di sistemazione dei bacini montani rappresenta
            l’impegno più importante e problematico assunto dall’Amministrazio-
            ne Forestale italiana dall’Unità ad oggi (Agnoletti 2002). L’obiettivo di
            porre rimedio al dissesto idrogeologico delle nostre montagne, fu però
            soggetto a spinte contrastanti, legate all’evoluzione delle tendenze poli-
            tiche, ai fattori socioeconomici e agli orientamenti tecnici nell’esecuzio-
            ne dei lavori. I rimboschimenti non ebbero mai l’obiettivo di un miglio-
            ramento del paesaggio, ma nonostante questo hanno avuto una discre-
            ta influenza sul paesaggio di molte zone montane dalle Alpi alla Sicilia.
            Il provvedimento legislativo più importante dopo l’Unità fu la legge del
            1877, che stabiliva nei principi l’importanza del bosco per la regimazio-
            ne idraulica e imponeva il vincolo forestale, presentandosi come il mo-
            mento di istituzione di quello che dopo la legge del 1923 fu definito
            “vincolo idrogeologico”, in cui i boschi venivano tutelati in funzione
            della loro funzione protettrice. Il provvedimento limitava gli interventi
            ai soli terreni vincolati, consentendo ai privati una grande libertà di di-
            sboscare, soprattutto nella fascia inferiore al castagno, dove l’imposi-
            zione del vincolo assumeva carattere di eccezione. Peraltro, la scelta del
            limite del castagno dava evidentemente luogo ad interpretazioni discor-
            danti e differenze sostanziali dal nord al sud del Paese.
               Nel periodo fra il 1867 e il 1888 l’efficacia della legge del 1877 fu
            quasi nulla per quanto riguarda l’esecuzione dei lavori su vasta scala, e i
            12 Consorzi istituiti in questo periodo rimboschirono appena 7.383 et-
            tari, usando soprattutto conifere. La preferenza data alle conifere era
            dovuta alla necessità di impiegare specie dalle ridotte esigenze che po-
            tessero vegetare su terreni poveri, superficiali, spesso costipati dal-
            l’azione del pascolamento e degradati dal passaggio del fuoco, che non
            avrebbero permesso l’impiego immediato di latifoglie. Oltre a questo,
            vi era la speranza di creare boschi utili alla produzione di legname da
            opera e da costruzione di cui l’Italia era molto carente. Un obiettivo che
            rispondeva a precise direttive dell’amministrazione forestale in materia    7
            di selvicoltura, consapevole della crescente dipendenza dell’Italia dalle   n.  -
            importazioni di legname dall’estero. I rimboschimenti di conifere però      III
            introducevano delle importanti modifiche al paesaggio con l’introdu-
                                                                                        Anno

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