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Storia e attualità nella politica del paesaggio in Italia e in Europa


               (1962) sul paesaggio agrario che si può osservare la nascita di una inter-
               pretazione storica del paesaggio a cui i forestali cominciano ad interes-
               sarsi. Nel 1964 Antonio Gabbrielli pubblicò un primo lavoro ponendo
               questo tema all’attenzione del mondo forestale che timidamente inizia
               a considerarlo come elemento di pertinenza del settore, a cui seguì un
               articolo di Piussi nel 1978. È però lecito ritenere che la maggioranza dei
               forestali presenti alla prolusione tenuta all’apertura del XIV anno acca-
               demico (1965) dallo storico dell’arte Mario Salmi, dal titolo “Arte, pae-
               saggio e foresta”, dessero ancora poco peso alle sollecitazioni poste dal
               relatore in questa per certi versi coraggiosa iniziativa dell’Accademia
               Italiana di Scienze Forestali. La lettura invitava infatti ad una certa cau-
               tela nell’intraprendere attività forestali tendenti ad estendere i rimbo-
               schimenti, per i loro effetti negativi sul paesaggio.
                  C’è comunque una evidente presa di coscienza dell’esistenza di valori
               non solo estetici legati al paesaggio forestale, visto che lo stesso Patrone
               (1970), interpretando il paesaggio come il risultato dell’opera dell’uomo,
               lo annovera già fra i servizi offerti dal bosco. L’iniziale approccio storico
               doveva però trovare un ostacolo insormontabile nell’impostazione eco-
               logica ormai prevalente, che tramite l’ecologia del paesaggio riusciva an-
               che ad organizzare uno schema concettuale e un metodo di ricerca effi-
               cace per affrontarne lo studio. L’esclusione, o la ridotta considerazione
               dell’uomo come fattore ecologico non deve meravigliare. Una gran par-
               te della cultura ecologica ha sempre valorizzato e pensato la natura co-
               me luogo in cui l’uomo riveste un ruolo secondario o come uno dei fat-
               tori di disturbo nella dinamica degli ecosistemi. Tale impostazione si è
               estesa anche al concetto di paesaggio e di recupero paesaggistico, che in
               Nord America è tipicamente interpretato come “rinaturalizzazione”,
               cioè la valorizzazione del concetto di wilderness, che si oppone al degra-
               do causato da fattori antropici o naturali (Hall 2000).
                  In realtà, il concetto di ecosistema naturale e della sua degradazione
               antropica impiegato per definire alcune tipologie forestali, o descrivere i
               paesaggi, è spesso inadeguato alla comprensione del paesaggio italiano.
               L’opera dell’uomo in epoca storica e protostorica ha costantemente mo-
               dificato le caratteristiche dell’ecosistema, rimangono perciò difficili da
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               identificare ambienti naturali che possano costituire un valido punto di
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