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La lezione di Aldo Leopold e le prospettive in Italia dell’etica ambientale


            ne il messaggio. Il suo problema è quello dell’uso, o meglio, degli usi
            della Terra.
               Quella di Leopold non è, dunque, un’ecologia dell’equilibrio, che ve-
            de l’uomo come un perturbatore e che fa discendere dall’idea di “cli-
            max” (climax designa, a partire da Clemens, l’insieme suolo-vegetazione
            che caratterizza un dato ambiente giunto, in assenza di perturbazioni
            esterne, ad uno stato finale di evoluzione) la strategia per una difesa di
            ordini naturali stabili dotati di regole di funzionamento ottimale.
            Piuttosto, essa è già attenta al problema della resilienza, degli equilibri
            dinamici ed è già consapevole del valore della diversità, sia nella sua di-
            mensione biologica, o biodiversità, sia nella sua dimensione culturale.
            In tal senso, la sua prospettiva non esige di essere riformulata alla luce
            degli sviluppi recenti dell’ecologia delle perturbazioni e degli equilibri
            dinamici, come pure alcuni hanno sostenuto.


            1.3. “A Sand County Almanac” - Tutto l’impegno in difesa dell’ambiente
            e tutta la ricerca scientifica di Leopold, depositata in più di trecentocin-
            quanta lavori, trovano la loro forma finale e compiuta nel pensiero ma-
            turato in un luogo e in un libro: il luogo è la sua fattoria vicino a
            Baraboo; il libro è A Sand County Almanac, volume che, ricordando e
            raccontando l’esperienza del suo dialogo e ascolto della natura, di que-
            sto dialogo e di questo ascolto prende coscienza, disvelandone il senso.
               Vicino Baraboo Leopold trova «un rifugio lontano dagli eccessi della
            vita moderna», collocato in una «sabbiosa fattoria del Wisconsin, prima
            sfruttata e quindi abbandonata dalla nostra società “sempre più grande
            e più bella”». Qui egli, dopo aver acquistato, nel 1935, un terreno di
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            120 acri, abbandonato e degradato, si è impegnato in un’azione di recu-
            pero ambientale, con l’obiettivo di «ricostruire con la vanga e con
            l’ascia quanto sta scomparendo altrove». Qui, afferma Leopold, «cer-
            chiamo, e ancora troviamo, il cibo per la nostra anima».
               È dunque il luogo di un’esperienza integrale in cui rivivere il modello
            della «vita nei boschi» per rinverdire il proprio senso di libertà, come    6
            era stato per Gilbert White e Henry Thoreau; il luogo per ritrovare un      n.
            agire tecnico sensato; il luogo in cui ritrovarsi ritrovando la natura; il  -  II
            luogo non di una fuga dal mondo moderno e dal progresso, ma di un
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