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La lezione di Aldo Leopold e le prospettive in Italia dell’etica ambientale
parla di sé, senza la mediazione della storia. E gli Stati Uniti cominciano
a percepirsi come nazione della natura. L’idea di wilderness, elaborata a
contatto con la sensibilità preromantica roussoiana, la poetica romanti-
ca del sublime, diventa nel trascendentalismo inglese, con Emerson e
con Thoreau, fonte di valori estetici ed etici; conduce, con John Muir e
il suo preservazionismo, al nascere dei primi grandi parchi americani.
E che cos’è la wilderness per Leopold? Della wilderness Leopold è «uno
che non può proprio farne a meno». Per lui «la possibilità di vedere
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delle oche è più importante della televisione, e l’eventualità di trovare
un anemone costituisce un diritto inalienabile quanto la libertà di paro-
la». Egli nutre una forte preoccupazione per la perdita crescente della
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natura selvaggia. Ha l’intensa e ragionata convinzione che difendere la
wilderness sia necessario perché essa ha un grande valore per lo sviluppo
di una sensibilità ricca e armoniosa, come pure per l’avanzamento della
conoscenza scientifica. Molte delle pagine dell’Almanacco di un mondo
semplice sono un accorato «appello per la conservazione di qualche pic-
colo resto di natura selvaggia, come pezzo da museo, a beneficio di
quanti un giorno potranno desiderare di vedere le origini della loro ere-
dità culturale, di farne esperienza e di studiarle». 9
Passiamo ora all’incontro di Leopold con l’ecologia: esso va inqua-
drato nella ricerca di una risposta che lo liberi dalla situazione di impasse
in cui si era venuto a trovare. Non si può, tuttavia, tralasciare il proble-
ma più rilevante che spinse, non solo Leopold, ma anche quanti si dedi-
cavano alla gestione dell’ambiente, a cercare nell’ecologia spiegazione e
rimedio al disastro ambientale che aveva colpito le grandi pianure degli
USA: il Dust Bowl.
Il manto erboso che copriva la regione delle praterie meridionali era
stato eliminato dai coloni che avevano dissodato milioni di acri di pasco-
lo. Quando negli anni Trenta giunse la siccità, il terreno non era più pro-
tetto dai forti venti della prateria. Immense aree coltivate si trasformaro-
no in deserto. I coloni dovettero emigrare in massa alla ricerca di nuovo
lavoro per sopravvivere. Questo disastro ambientale prolungò la durata
della Grande Crisi del ’29. Nel romanzo di John Steinbeck, The Grapes of
Wrath (tradotto in italiano con il titolo Furore), ma anche in tante ballate
Anno
riproposte oggi da Bruce Springsteen, troviamo la memoria della crisi
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