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La lezione di Aldo Leopold e le prospettive in Italia dell’etica ambientale


            sociale prodotta da questo terribile fenomeno di desertificazione avve-
            nuto nel cuore degli Stati Uniti. Più flebile e tendenzialmente rimossa è
            la memoria della dimensione ambientale della crisi. Eppure, fu proprio
            questa crisi che creò un legame tra politiche pubbliche rooseveltiane ed
            ecologia e spinse a chiedersi come ripensare la relazione tra uomo e am-
            biente, tra natura ed economia. Come ha sostenuto Donald Worster, in
            Dust Bowl: the Southern Plains in the 1930s, gli anni Trenta costituiscono
            uno spartiacque. Prima di essi non si disponeva di un approccio unitario
            per gestire foreste e fiumi, suolo e animali selvatici, città e campagna,
            dopo di essi «il movimento ambientalista cominciò ad indirizzarsi verso
            una prospettiva ecologica più vasta e coordinata».
               Il fatto che l’incontro di Leopold con l’ecologia avvenga in questo
            clima storico spiega perché le domande che egli si pone vertano su co-
            me arrivare a pensare seriamente e coerentemente il principio secondo
            cui natura e storia non divergono. Spiega perché la sua riflessione sia
            guidata dalla consapevolezza della necessità di pensare insieme storia
            naturale e storia sociale.
               Qui è il vero centro della riflessione di Leopold: nel prender coscien-
            za che non c’è rottura, ma continuità tra natura e cultura. Tutte le cultu-
            re sono un modo specifico di abitare la natura. In proposito, egli scrive:
            «La natura allo stato selvaggio è il materiale grezzo in cui l’uomo ha
            scolpito l’opera chiamata civiltà». Ma non basta fermarsi qui, occorre
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            anche aggiungere che i termini di natura e cultura vanno usati al plurale:
            «La natura non è mai stata una materia omogenea, ma sempre molto
            diversa e le opere risultanti sono quindi molto diverse. Le differenze fra
            questi risultati sono note come “culture”. La grande diversità delle cul-
            ture del mondo riflette una corrispondente diversità delle condizioni
            selvagge che le hanno generate». 11
               Stupisce che critici e difensori di Leopold, ingabbiandolo nel falso
            dilemma tra antropocentrismo ed ecocentrismo, abbiano dimenticato
            un’affermazione così rilevante come la seguente, scritta quando della
            storia ambientale non vi era la più pallida idea e la sociologia ambienta-  6
            le doveva ancora cominciare a nascere: «Molti eventi storici, finora in-    n.
            terpretati esclusivamente come vicende umane, sono stati in realtà inte-    -  II
            razioni biotiche tra gli uomini e la terra. Le caratteristiche della terra so-
                                                                                        Anno

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