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La “Quercus Suber” a Brindisi: una presenza anomala, un’ecologia di confine


               logiche, determina, in un ambito ben localizzato, la relativa frequenza di
               una varietà di Quercia la cui rarità era stata nel passato motivo di incom-
               prensione del suo effettivo ruolo a livello sistematico: la Quercus morisii,
               a lungo considerata una specie a sé stante ed oggi reputata l’ibrido fra
               Quercus suber e Quercus ilex. La rarità dell’albero potrebbe essere ricon-
               dotta, oltre che all’incompatibilità – in condizioni standard – fra le spe-
               cie Leccio e Sughera, forse anche a qualche difficoltà nell’impollinazio-
               ne o nella fecondazione reciproca fra le due specie. 8
                  La Quercus morisii, albero sempreverde dalle caratteristiche interme-
               die fra Leccio e Sughera, dal tronco di colore chiaro che ricorda quello
               della Sughera (ma, a differenza di questa, non è produttrice di sughero)
               è relativamente frequente, nel Brindisino, all’interno di uno dei boschi
               misti di Leccio e Sughera.
                  Nei boschi in cui la Sughera è presente nei territori d’importazione,
               essa non ha, come si è detto, alcuna possibilità di soppiantare l’autocto-
               no Leccio, subendone anzi una competizione che ne determinerebbe la
               scomparsa, se non fosse presente l’operato dell’uomo pronto a ristabi-
               lire i rapporti di concorrenza in favore della Sughera nelle zone in cui
               essa è utilizzata. Esistono, è vero, nel territorio della provincia alcuni
               stretti filari di Sughera in cui il Leccio sembra non essersi insediato, for-
               se a causa della forte luminosità presente, ma in condizioni normali
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               tutto sembra risolversi a favore del Leccio.
                  Malgrado ciò, la presenza della Sughera nei boschi in cui essa com-
               pare determina secondariamente condizioni di diversità biologica che è
               ben difficile trovare nei boschi puri di Leccio. Grazie al notevole afflus-
               so di energia luminosa, favorita dalla spaziatura fra gli alberi di Sughera
               e dalla “leggerezza” della chioma, che lascia pervenire al suolo buona
               parte della radiazione solare incidente, un querceto misto con presenza
               di Sughera appare molto più ricco di specie che una Lecceta, con note-
               vole presenza anche di specie arbustive (sia della macchia mediterranea
               che tipiche del sottobosco), oltre che di specie erbacee e di organismi
               fungini o lichenici. Va infatti detto che, a differenza della Lecceta, la
               Sughereta possiede un clima interno caratterizzato da una maggiore
               umidità, in quanto, mentre il Leccio è una pianta con ottimi adattamen-
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               ti in senso xerofilo protesi anche ad evitare un’eccessiva perdita d’acqua
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