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La “Quercus Suber” a Brindisi: una presenza anomala, un’ecologia di confine
presenza temporanea o permanente di organismi eterotrofi apparte-
nenti a varie Classi, sia che essi siano impollinatori, sia che siano fitofa-
gi, sia che siano insettivori, sia che siano carnivori propriamente detti,
tutti inseriti in piramidi alimentari caratterizzate da una notevole com-
plessità (almeno se riferita al territorio salentino).
La presente attribuzione alla semplice presenza della Sughera di tut-
ti questi effetti benefici sulla biodiversità della zona potrebbe forse ap-
parire eccessiva, ma non bisogna dimenticare che qualsiasi specie, se
importata in un ambiente in cui essa è originaria, determina per forza di
cose un mutamento nei rapporti di concorrenza, mutamento che si tra-
duce nella disponibilità di nicchie ecologiche a volte del tutto insolite
per la zona di nuovo insediamento.
Se poi a questa condizione, che si verifica tutte le volte che ha luogo
l’introduzione di una specie arborea non invasiva, si aggiungono carat-
teri, come quelli qui esaminati, che sono tipici della Sughera, si vede be-
ne come questa specie appaia quanto di più favorevole ci possa essere,
al fine del mantenimento della biodiversità dell’ambiente brindisino. Si
tratta infatti di una delle poche specie di Latifoglie arboree semprever-
di in grado di formare boschi, così come si tratta di una specie che non
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si è dimostrata in possesso di alcuna sostanza in grado di recare nocu-
mento agli animali che si cibano di essa o alle piante che crescono nelle
sue vicinanze, ancora, l’eliofila Sughera forma popolamenti radi che
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permettono flusso di luce al suolo e la cui umidità permette la vita di di-
versificate specie di Licheni e di Funghi.
Più che in una ridotta concorrenza, l’ambiente determinato da un
bosco di Sughere sembrerebbe determinare una vera e propria “nurse-
ry” per molte altre specie vegetali, che si avvantaggerebbero pertanto di
condizioni di disponibilità d’acqua e di riduzione della velocità del ven-
to (a tutto vantaggio del bilancio idrico), senza per questo dover sotto-
stare ad un’elevata concorrenza per l’energia luminosa.
A ciò si aggiunga la produzione di ghiande nel periodo autunnale, in
cui le risorse di cibo sono sicuramente scarse, oltre, ovviamente, alla
biodiversità esistente a livello vegetale, biodiversità che si riflette in una
almeno analoga ricchezza di forme di vita animale.
Anno
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