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La “Quercus Suber” a Brindisi: una presenza anomala, un’ecologia di confine
Se ad esempio il fattore negativo “calcare” si fosse dimostrato non letale per una frazione di
sughere pari al 2% (1/50 degli alberi importati), la frazione in grado di tollerare la siccità esti-
va potrebbe essere stata maggiore o minore, ed in ogni caso ben difficilmente il campo di esi-
stenza di una delle due resistenze potrebbe essere sovrapposto al campo dell’altra resistenza.
Come dire che, se una delle due resistenze fosse quantificata in 1/50 e l’altra in 1/100, la
quantità di Sughere in grado di vegetare nel territorio brindisino sarebbe stata data da
1/50x100=1/5000 delle Sughere importate. I valori potrebbero sembrare molto piccoli, ma
non è impossibile che possano essere ancora inferiori.
7 Va peraltro detto che ciò si riferisce solo alla presenza della Sughera nello stesso territorio
del Leccio, in quanto essa non sarebbe in grado di sostenerne la competizione, al punto che,
se non fosse per le cure colturali che volta per volta limitano l’invadenza del Leccio, con la
sua tendenza ad occupare lo spazio a disposizione di entrambe le specie e la concorrenza ap-
portata dal cospicuo ombreggiamento della sua fitta chioma, in un territorio come quello di
Brindisi nel giro di poche generazioni esso assumerebbe probabilmente la dominanza asso-
luta.
8 La mobilità del polline ed il suo trasporto su lunghe distanze ad opera delle correnti d’aria
dovrebbe infatti permettere da sola di superare gli ostacoli determinati dalle diverse esigenze
ecologiche delle due specie quercine e, pertanto, in una certa misura, dalle separazioni fra i di-
versi ambienti in cui esse vivono.
9 A causa del suo temperamento fortemente sciafilo, di norma il Leccio non si insedia mai al-
la piena luce del sole, assicurando la sua presenza sotto i popolamenti di altre specie, cui, in
assenza di perturbazioni di qualsiasi genere, tenderà gradatamente a sostituirsi, configuran-
dosi come specie climax delle zone a terreno calcareo del piano basale mediterraneo.
In tutto il territorio nazionale, con la sola esclusione degli arbusti della macchia mediterra-
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nea - tutte specie sempreverdi in grado di assumere portamento arboreo ma ben difficilmen-
te di dare origine a “boschi” nel vero senso della parola - la Sughera condivide tale caratteri-
stica solo con l’affine Leccio. Quest’ultima specie, al contrario di quanto è descritto per gli
ecosistemi in fase “climax”, con il suo insediamento determina, a causa della sua sciafilia e di
conseguenza della scarsità di radiazioni luminose che pervengono al suolo, un netto impove-
rimento delle specie viventi, tanto che le forme di vita presenti in una Lecceta adulta sono
sempre inferiori a quelle presenti in una qualsiasi delle fasi serali e di sviluppo che hanno pre-
ceduto la maturità del bosco di Leccio.
11 Questa caratteristica, nota con il nome di allelopatia e presente in diversi alberi, come il
Noce e gli Eucalipti, si traduce in un’inibizione della crescita delle piante circostanti di specie
diversa. Nella Sughera si è visto come le caratteristiche della specie indichino al contrario una
sua estrema socievolezza nei confronti di altre componenti del mondo vegetale, siano essi al-
beri, arbusti o piante erbacee.
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