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La “Quercus Suber” a Brindisi: una presenza anomala, un’ecologia di confine
La Quercus suber a Brindisi: una specie ai confini del suo areale
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In quanto è stato esposto sopra si è considerato solo sommariamente un carattere
molto rilevante, cioè il fatto che essa trova nei suoi popolamenti brindisini l’estremo limi-
te orientale del suo areale. Se anche è possibile che siano presenti degli esemplari di
Quercus suber in porzioni più orientali di territorio, è anche vero che esse non formano
boschi, con tutta quella complessa serie di relazioni ecologiche cui si è sopra accennato.
Tralasciando il fatto che l’importazione sia stata con ogni probabilità legata a motivi di
ordine antropico, è da rilevare come nella zona la specie si sia rivelata in grado di soprav-
vivere e di perpetuarsi, al punto da giungere a formare dei boschi che potrebbero esse-
re uno dei fiori all’occhiello della provincia di Brindisi, se la ricchezza di specie di un am-
biente fosse tenuta nella giusta considerazione.
È notevole il fatto che, a differenza di quanto ci si potrebbe aspettare per una specie
al di fuori del suo areale, e pertanto presumibilmente al di fuori del suo optimum ecologi-
co, nelle Sughere del Brindisino non si rileva alcun segno di deperimento, tutt’altro!
Si verificano nella zona delle consociazioni che non hanno simili in alcuna altra parte
del mondo: accanto alla rara, per i motivi sopra sommariamente esaminati, presenza del-
la specie accanto al Leccio, si verifica un’altra coesistenza che dire “notevole” sarebbe
poco: quella, cioè, fra la Sughera e la Vallonea (Quercus macrolepis Kotschy, oggi ribat-
tezzata Quercus ithaburensis subsp macrolepis Hedg. & Yalth). Esistono infatti in provin-
cia di Brindisi dei boschi misti con presenza tanto dell’una quanto dell’altra specie, boschi
in cui le due specie, entrambe con ogni probabilità importate dall’uomo in epoca storica
o protostorica, convivono egregiamente fianco a fianco. Il che, davvero, non lascia indif-
ferenti, quando si pensa che tanto la Sughera quanto la Vallonea del Salento sono spe-
cie ad una distanza di diverse centinaia di chilometri dal loro areale d’indigenato.
Ma c’è di più: in questi boschi, unici al mondo, si realizza la contemporanea presen-
za della Sughera, specie agli estremi limiti orientali del suo areale, e della Vallonea, il cui
areale trova invece nei popolamenti salentini i suoi estremi limiti occidentali!
Note
Se di anomalia è giusto parlare per la Sughera, attualmente presente con popolamenti in pro-
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vincia di Brindisi, a maggior ragione è giusto parlare di anomalia a proposito della presenza
in passato, nella stessa zona, dell’affine Castagno (Castanea sativa), specie in cui, alle esigenze
coloniche comuni con la Sughera per quanto riguarda i terreni e l’elevata umidità atmosferi-
ca richiesta, deve essere aggiunta l’ulteriore esigenza di temperature inferiori a quelle tipiche
della provincia di Brindisi. Delle antiche colture di Castagno ciò che è rimasto in provincia si
limita a pochi alberi isolati, a volte in possesso di un eccellente vigore vegetativo. Circa la pre-
senza diffusa della specie si può fare ricorso alla spiegazione proposta in questa sede a pro-
posito della Sughera. 5
2 Il pensiero potrebbe andare a qualche rappresentante della famiglia dei Corvidi, l’unica in n.
tutto il panorama ornitologico italiano ad essere rappresentata da specie che per dimensioni, - II
etologia ed abitudini alimentari potrebbe apparentemente essere in grado di fare qualcosa del
genere: appare, nel caso, evidente che il prelevamento di una ghianda in zona tirrenica, il su- Anno
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