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La “Quercus Suber” a Brindisi: una presenza anomala, un’ecologia di confine
dalla pianta, la Sughera, come già esposto a più riprese, si configura al
contrario come una specie tipica delle zone ad elevata piovosità, per cui
è normale considerare una sua ben maggiore traspirazione.
Ciò determina nel microclima delle Sugherete (o comunque dei bo-
schi con presenza di Sughere, purché queste non siano ridotte a pochi
esemplari) un’umidità che favorisce lo sviluppo dei Funghi e dei
Licheni, molto più di quanto non accada nelle Leccete pure. Appare
pertanto come la presenza di questa specie non in linea con le condizio-
ni ecologiche del territorio determini all’interno dei boschi che essa for-
ma delle condizioni di diversità biologica che ben difficilmente si sareb-
bero verificate, se la componente arborea di questi fosse stata limitata al
solo Leccio.
Un microclima più luminoso, caratterizzato da un’elevata traspira-
zione e da spazi fra gli alberi abbastanza ampi (determinati, questi, dal-
l’attività colturale umana) fa sì che i boschi di Sughera in territorio sa-
lentino siano un serbatoio di biodiversità davvero prezioso, con presen-
za di numerose specie vegetali, che alla protezione offerta dal bosco
contro gli estremi termici, contro i forti venti e contro il disseccamento
eccessivo, abbinano la possibilità di portare avanti i propri processi ve-
getativi quasi come se la presenza dell’albero dominante non esercitas-
se nessuna influenza, permettendo una notevole illuminazione a tutti i
livelli per molte ore del giorno. Tutto ciò porta ad una complessità che
si traduce fra l’altro nella produzione di polline, di fogliame e di bacche
commestibili, tutti elementi che richiamano molteplici specie animali,
sia impollinatori che erbivori, frugivori, ecc., che costituiscono i primi
livelli di catene alimentari più o meno complesse.
Con riferimento ancora una volta a Sughera e Leccio, poi, si verifica
nelle due specie una differente durata di vita delle singole foglie, la cui
persistenza sul rametto è ben maggiore nel secondo. Pertanto, non è da
tralasciare l’aspetto relativo alla diversa età delle foglie nel momento in
cui esse cadono dalla pianta: più giovani nella Sughera, più anziane nel
Leccio, ed inoltre, probabilmente, con consistenze, contenuto in cere, 5
decomponibilità, ecc. diverse, il tutto nell’ottica di una diversificata atti- n.
vità pedogenetica. E, come è ovvio e persino intuitivo, ad una diversità - II
in campo vegetale corrisponde una diversità nel campo animale e la
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