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La “Quercus Suber” a Brindisi: una presenza anomala, un’ecologia di confine
di alberi forestali il cui impianto potrebbe essere previsto per un terri-
torio come quello brindisino, la Sughera sembrerebbe quella meno di
tante altre in possesso delle caratteristiche idonee a prosperarvi.
I problemi apportati da un substrato calcareo ad una specie foresta-
le dichiaratamente calciofuga potrebbero infatti essere risolutivi, al di là
dei primi risultati apparentemente positivi. Se a ciò si aggiungono poi
altre intolleranze a livello ecologico, come quella alla siccità nel periodo
estivo, quando la pianta è in piena vegetazione - e pertanto in un mo-
mento in cui la richiesta di acqua è massima -, si capisce bene come i
problemi sopra esposti possano sembrare insormontabili.
È infatti ben nota in letteratura tutta la serie di adattamenti che le
specie durante il periodo siccitoso estivo hanno dovuto sviluppare per
sopravvivere, ed in alcun casi prosperare, in un ambiente ostile ad altre
specie. A ben vedere, la Sughera dimostra di possedere degli adattamen-
ti ben particolari protesi, sembra, ad evitare il disseccamento e la traspi-
razione, facendo però ricorso a strutture che richiedono un ulteriore as-
sorbimento di acqua.
Così, è ben evidente la presenza di strutture impermeabilizzanti a li-
vello fogliare e del tronco, nel primo caso con lo strato di cuticola cero-
sa e nel secondo con la presenza del sughero; non manca la peluria sul-
le foglie dei semenzali, così come le stesse foglie degli esemplari adulti,
proprio grazie alla presenza dei rivestimenti cerosi, tendono a degradar-
si con maggior lentezza, tanto da determinare, una volta cadute al suo-
lo, una sorta di pacciamatura naturale che tende a limitare l’evaporazio-
ne dal terreno.
Per contro, la fenologia della specie che, come tutti gli alberi del gene-
re Quercus, prevede l’emissione di ghiande nel periodo autunnale, com-
porta una certa necessità di acqua nel periodo estivo; inoltre, l’ecologia
della Sughera, improntata all’eliofilia, fa sì che essa vegeti in popolamen-
ti abbastanza distanziati, in cui la distanza fra gli alberi è tale da determi-
nare una limitata attenuazione del vento ed una notevole insolazione de-
gli strati inferiori, il che favorisce l’evaporazione dell’acqua.
Come effetto secondario - ma non privo di rilevanza - l’elevata lumi-
nosità tipica delle Sugherete fa sì che al di sotto degli alberi si sviluppi il
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più delle volte una rigogliosa vegetazione arbustiva; in provincia di
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