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La “Quercus Suber” a Brindisi: una presenza anomala, un’ecologia di confine


            estiva, con le esigenze ecologiche delle specie legnose più diffuse nel
            territorio, ma non con quelle della Sughera.
               È infatti risaputo da sempre che questa Quercia è una specie con una
            netta preferenza per i terreni a reazione acida o subacida e con una net-
            ta avversione – per non dire incompatibilità – per i terreni calcarei.
               In condizioni ambientali come quelle sopra accennate, pertanto, ap-
            pare chiaro che la presenza della Quercus suber, in tale territorio dalle ca-
            ratteristiche del tutto in contrasto con le esigenze della specie, rappre-
            senta una lampante anomalia.  1
               Si tratta di una presenza che potrebbe forse però essere spiegata an-
            che tenendo conto della storia, cronologica e biologica, della specie in
            quest’ambito geografico. Difficile, a questo proposito, sostenere che la
            specie sia presente spontaneamente nel Brindisino, tanto più che nella
            zona non mancano specie affini, come il già menzionato Leccio, ben
            più idonee a vegetare in condizioni ecologiche come quelle sopra ac-
            cennate.
               Parimenti, se non maggiormente, improbabile sarebbe una eventua-
            le “migrazione” della Sughera, a partire dalle naturali zone di diffusione
            peninsulari (in massima parte lungo il versante occidentale), verso il ter-
            ritorio, così lontano, del Brindisino, il cui raggiungimento avrebbe ri-
            chiesto inoltre il superamento di invalicabili ostacoli di natura orografi-
            ca. La catena appenninica rende infatti del tutto impossibile il suo supe-
            ramento da parte di un seme così pesante e così voluminoso quale la
            ghianda della Sughera, né è possibile ipotizzare il trasporto operato da
            una qualche specie animale che abbia prelevato la ghianda in zona tirre-
            nica e l’abbia lasciata sulla costa adriatica. 2
               È pertanto ragionevole supporre che la Sughera, tutt’altro che spon-
            tanea o pervenuta per cause naturali, sia stata importata dall’uomo nel
            territorio della provincia di Brindisi.
               Ora, qualcosa di più di una supposizione permetterebbe di far risali-
            re la prima importazione della Sughera agli antichi Romani, pertanto ad
            un periodo temporale di oltre due millenni fa. Risalendo a molto addie-     5
            tro nel tempo, è ovvio che nella zona i suoi eventi riproduttivi debbano    n.
            essere stati molteplici, non tutti logicamente contrassegnati dal succes-   -  II
            so, e che pertanto le caratteristiche genetiche degli individui possano es-
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