Page 228 - silvaeanno02n05-010-010-editoriale-pagg.006.qxp
P. 228
La “Quercus Suber” a Brindisi: una presenza anomala, un’ecologia di confine
estiva, con le esigenze ecologiche delle specie legnose più diffuse nel
territorio, ma non con quelle della Sughera.
È infatti risaputo da sempre che questa Quercia è una specie con una
netta preferenza per i terreni a reazione acida o subacida e con una net-
ta avversione – per non dire incompatibilità – per i terreni calcarei.
In condizioni ambientali come quelle sopra accennate, pertanto, ap-
pare chiaro che la presenza della Quercus suber, in tale territorio dalle ca-
ratteristiche del tutto in contrasto con le esigenze della specie, rappre-
senta una lampante anomalia. 1
Si tratta di una presenza che potrebbe forse però essere spiegata an-
che tenendo conto della storia, cronologica e biologica, della specie in
quest’ambito geografico. Difficile, a questo proposito, sostenere che la
specie sia presente spontaneamente nel Brindisino, tanto più che nella
zona non mancano specie affini, come il già menzionato Leccio, ben
più idonee a vegetare in condizioni ecologiche come quelle sopra ac-
cennate.
Parimenti, se non maggiormente, improbabile sarebbe una eventua-
le “migrazione” della Sughera, a partire dalle naturali zone di diffusione
peninsulari (in massima parte lungo il versante occidentale), verso il ter-
ritorio, così lontano, del Brindisino, il cui raggiungimento avrebbe ri-
chiesto inoltre il superamento di invalicabili ostacoli di natura orografi-
ca. La catena appenninica rende infatti del tutto impossibile il suo supe-
ramento da parte di un seme così pesante e così voluminoso quale la
ghianda della Sughera, né è possibile ipotizzare il trasporto operato da
una qualche specie animale che abbia prelevato la ghianda in zona tirre-
nica e l’abbia lasciata sulla costa adriatica. 2
È pertanto ragionevole supporre che la Sughera, tutt’altro che spon-
tanea o pervenuta per cause naturali, sia stata importata dall’uomo nel
territorio della provincia di Brindisi.
Ora, qualcosa di più di una supposizione permetterebbe di far risali-
re la prima importazione della Sughera agli antichi Romani, pertanto ad
un periodo temporale di oltre due millenni fa. Risalendo a molto addie- 5
tro nel tempo, è ovvio che nella zona i suoi eventi riproduttivi debbano n.
essere stati molteplici, non tutti logicamente contrassegnati dal succes- - II
so, e che pertanto le caratteristiche genetiche degli individui possano es-
Anno
SILVÆ 231

