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Alcuni aspetti di neurobiologia vegetale


               Volkmann, 2006), che tratta diffusamente dell’argomento.
                  Esistono molte buone ragioni perché nel corso dell’evoluzione le
               piante abbiano sviluppato i loro tessuti simil-neurali negli apici radicali,
               sepolti nella profondità della terra. Innanzi tutto il suolo rappresenta
               un ambiente più stabile in confronto a quello atmosferico sia in termini
               di temperatura che d’umidità; è protetto dalla predazione animale, dal-
               l’ozono atmosferico così come dalla radiazione UV solare.
                  Considerando le radici come la sede di attività simil-neurale, si ha una
               visione della pianta parecchio differente da quella normalmente consi-
               derata. Le radici diventano l’organo più importante della pianta, i loro
               apici formano un fronte in continuo avanzamento con innumerevoli
               centri di comando. L’intero apparato radicale guida la pianta con una
               sorta di cervello collettivo o, meglio, di intelligenza distribuita su una lar-
               ga superficie che, mentre cresce e si sviluppa, acquisisce anche informa-
               zioni importanti per la nutrizione e per la sopravvivenza della pianta.
                  Questo fronte in avanzamento può raggiungere dimensioni sor-
               prendenti. Una singola pianta di sorgo, per esempio, dopo sole due
               settimane di crescita sviluppa 2,6 x 10 apici radicali, e questo è un va-
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               lore del tutto trascurabile se paragonato alla produzione di apici radi-
               cali di un albero adulto. Non è facile ottenere dati certi, tuttavia in un
               singolo centimetro cubico di suolo forestale sono stati contati più di
               mille apici radicali.
                  Una delle maggiori difficoltà nel registrare e riconoscere i comporta-
               menti delle piante nasce dalla inadeguatezza delle tecniche attualmente
               disponibili per registrare i movimenti delle radici. Ciò che sarebbe ne-
               cessario è un metodo non-invasivo e continuo di analisi dell’immagine
               tridimensionale dell’intero apparato radicale. Alcuni metodi come la ri-
               sonanza magnetica o la tomografia sono stati proposti ma richiedono
               ancora molta sperimentazione prima di poter fornire dati accettabili. In
               passato numerosi sistemi (isotopi, rizotroni, ecc.) sono stati utilizzati,
               nessuno dei quali, tuttavia, è risultato soddisfacente. Al momento, nella
               maggior parte le tecniche per lo studio delle radici sono distruttive, ba-
               sate sulla escavazione dell’apparato radicale. Soltanto quando l’appara-
               to radicale potrà essere studiato in continuo sarà possibile svelare i sor-
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               prendenti comportamenti della radice.
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