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Alcuni aspetti di neurobiologia vegetale
dalle radici delle piante adulte. Questi essudati radicali hanno molteplici
effetti sulla chimica del suolo, sulla sua biologia ed ecologia. In partico-
lare, essi costituiscono una vera e propria forma di comunicazione sot-
terranea, mediando messaggi per competitori, simbionti o patogeni.
Uno dei più conosciuti sistemi di interazione fra piante ricorda una
vera e propria guerra chimica, nella quale i composti emessi da una
pianta nell’ambiente influenzano la crescita e lo sviluppo delle piante
circostanti. Questa guerra fra confinanti fu per la prima volta osservata
da Molish nel 1937 che la chiamò allelopatia dal greco allelon “reciproco”
e pathos “sofferenza”. L’allelopatia è stata a lungo un importante argo-
mento di studio in agraria e numerosi lavori hanno dimostrato come
essa influisca su molti aspetti della coesistenza e competizione fra pian-
te. Nonostante ciò, a circa 70 anni dalla sua scoperta, il ruolo dell’allelo-
patia nell’ecologia vegetale rimane abbastanza confuso.
Mentre l’allelopatia individua un tipo di interazione/comunicazione
fra piante basato sulla emissione di sostanze dannose o repulsive, re-
centemente si è scoperto che le piante sono in grado di emettere com-
posti la cui valenza non è affatto di “minaccia”, ma, al contrario, è be-
nefica per la pianta ricevente. Questo fenomeno è stato chiamato allelo-
biosi e rappresenta uno dei più avvincenti campi della moderna ricerca
in ecologia vegetale.
Perché si possa parlare di allelobiosi bisogna: a) che la comunicazio-
ne avvenga fra piante sane (non danneggiate); b) che questa comunica-
zione sia benefica per la pianta ricevente ed, infine, c) che la risposta
nella pianta ricevente influenzi in qualche misura la sua crescita. Si è co-
sì scoperto che piante appartenenti alla stessa specie/varietà scambiano
fra di loro messaggi chimici riguardanti le risorse disponibili quali luce,
acqua, nutrienti minerali.
Queste informazioni permettono alle piante compagne di modifica-
re la propria strategia di crescita, così da rispondere meglio alle necessi-
tà poste dall’ambiente. Per esempio, la crescita di semenzali di orzo
(una specie modello per quanto riguarda gli studi di allelopatia o di alle- 4
lobiosi) è inibita, attraverso una classica risposta allelopatica, quando n.
essi sono esposti alle molecole volatili emesse da specie quali la Sasa cer- - II
nua o l’Eucalyptus globulus. Al contrario, se sottoponiamo gli stessi se-
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