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Alcuni aspetti di neurobiologia vegetale
Di cosa si occupa precisamente la neurobiologia vegetale? O, meglio,
esiste una definizione di neurobiologia vegetale? E come mai si può
parlare di neurobiologia nelle piante?
Procediamo con ordine, partendo dalla definizione, affare, quest’ul-
timo, tutt’altro che semplice dato il gran numero di possibili campi del-
la ricerca che afferiscono a questa disciplina. Sulle tracce della defini-
zione di neurobiologia animale o umana, tuttavia, è possibile definire la
neurobiologia delle piante come «una disciplina scientifica che si occu-
pa della struttura, funzione, sviluppo, genetica, biochimica, fisiologia,
farmacologia e patologia dei sistemi (cellule, tessuti, organi) che regola-
no la risposta della pianta a stimoli interni ed esterni. Lo studio del
comportamento e dell’apprendimento sono anche una divisione della
neurobiologia vegetale».
È una definizione piuttosto ampia ed in effetti numerosi tradizionali
settori di studio della biologia, biofisica, ecologia, agraria, quali lo stu-
dio degli stress biotici e abiotici, la comunicazione fra piante, la trasmis-
sione di segnali, le capacità di adattamento delle piante, rientrano a pie-
no titolo nella sfera di interesse della neurobiologia vegetale. La diffe-
renza è che la neurobiologia vegetale guarda a questi consueti ambiti di
studio da un nuovo punto di vista e cioè che le piante superiori non so-
lo siano capaci di ricevere segnali dall’ambiente circostante ma che pos-
seggano anche meccanismi atti alla rapida trasmissione di questi, e sia-
no, inoltre, in grado di rielaborare le informazioni ottenute dall’am-
biente: in questo manifestando una capacità di apprendimento che im-
plica la ricerca di uno scopo, la capacità di stimare gli errori e la presen-
za di meccanismi mnemonici. In poche parole la neurobiologia vegeta-
le guarda alle piante come esseri capaci di calcolo e scelta, di apprendi-
mento e memoria. Se queste attività siano o no da considerarsi intelli-
genti è soltanto una questione linguistica.
Ci sono diverse sorprese se applichiamo una prospettiva “neurobio-
logica” allo studio dei tessuti vegetali ed alla stessa organizzazione della
pianta. L’auxina si comporta come un vero e proprio neurotrasmettito-
re specifico delle piante. Gli apici radicali esibiscono un’attività neural-
simile. Ed ancora, gli elementi vascolari permettendo il rapido scorri-
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mento dei segnali idraulici e dei potenziali d’azione, rappresentano la
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