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Konrad Lorenz, un etologo ambientalista al di fuori degli schemi


               etologica si intreccia con quella ecologica, stimolando numerose rifles-
               sioni, in direzione di un approccio interdisciplinare a certe tematiche.
               Trattando questi temi Lorenz si rivelò un eccellente divulgatore, riu-
               scendo quasi sempre, a non sacrificare la scientificità del messaggio alle
               lusinghe di una comunicazione banalizzata e svuotata di reali contenuti,
               cioè puramente autoreferente. Dobbiamo alla sua opera infaticabile di
               ricercatore e di appassionato difensore della natura, e degli animali in
               particolare, se il nostro sguardo sul mondo si è, al contempo, ampliato
               e approfondito, sentendo gli esseri viventi a noi più vicini, ma al con-
               tempo con una loro specificità incancellabile.
                  La capacità di comprendere, quasi di “intuire”, la vita come realtà
               complessa, quindi anche negli aspetti biologicamente più elevati e quali-
               ficati, che sfuggono all’indagine laboratoristica classica, portano il no-
               stro Autore a criticare con fermezza ogni forma di riduzionismo biochi-
               mico e ogni pretesa di espellere dall’indagine scientifica tutto ciò che
               non risulta traducibile in termini quantitativi. Ma Lorenz - proprio a
               causa del conflitto interiore irrisolto, prima evidenziato - non si accorge
               che egli stesso cade in una forma di riduzionismo “genetico-molecola-
               re” quando, di fronte alla decadenza etica dell’umanità attuale (incom-
               prensione del senso e della necessità del sacrificio, rifiuto della solidarie-
               tà, ecc.) limita tale fenomeno alla “perdita genetica”, dovuta ad un errato
               processo selettivo. Il parallelismo che egli pone tra specie animali domestiche,
               iperselezionate in funzione produttivistica, e l’uomo, unico essere ad aver
               imboccata la via dell’autoaddomesticamento e, perciò, responsabile del-
               le proprie (e delle altrui) trasformazioni, lascia assai perplessi, nonostante il
               tono interrogativo a volte usato. Infatti i valori etici non hanno, e non
               possono avere, una origine genetica: sono realtà trascendenti la sfera
               biologica, naturalistica, anche se da essa traggono le modalità e le forme
               per esprimersi, ossia i comportamenti innati. Questi ultimi in sé vanno
               giudicati “neutri” sotto il profilo etico: sono al di qua del bene e del male.
               Rifiutare l’immanentismo che, in vario modo, fa derivare l’etica dai geni
               non significa accettare il dualismo di stampo cartesiano. Infatti, una con-
               cezione organica e integrale dell’uomo fa riferimento a una struttura si-
               stemica intelligibile e ordinata, di tipo differenziato, dinamico, coordina-
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               to, costituita da più livelli tra loro interconnessi, lontana da ogni sempli-
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