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Konrad Lorenz, un etologo ambientalista al di fuori degli schemi
gia sotto molti aspetti sono fortemente concatenate e interagenti: gli
organismi viventi possono esplicare in pieno la loro natura, e quindi
svilupparsi o evolversi, in un ambiente dove viene preservato l’equili-
brio fondamentale tra i vari componenti, a tutti i livelli. Sotto un altro
punto di vista potremmo dire che l’evoluzione non è un processo pun-
tiforme e destrutturato, ma globale e sistemico. Come ha scritto
Bateson, «Ora cominciamo a scorgere alcuni degli errori epistemologi-
ci della civiltà occidentale. In armonia col clima di pensiero che predo-
minava verso la metà dell’Ottocento in Inghilterra, Darwin formulò
una teoria della selezione naturale e dell’evoluzione in cui l’unità di so-
pravvivenza era o la famiglia o la specie o la sottospecie o qualcosa del
genere. Ma oggi è pacifico che non è questa l’unità di sopravvivenza
del mondo biologico reale: l’unità di sopravvivenza è il complesso “or-
ganismo più ambiente” (cioè non è una unità delimitabile). Stiamo im-
parando sulla nostra pelle che l’organismo che distrugge il suo am-
biente distrugge sé stesso (l’unità di sopravvivenza evolutiva risulta
coincidente con l’unità mentale)». 14
Partendo da questa visione in parte sistemica, Lorenz si adoperò an-
che attivamente per difendere l’ambiente dalle molteplici aggressioni a
cui era sottoposto: egli propugnava una visione ecologica di tipo con-
servatore in senso molto alto e nobile, ma al contempo improntata ad
un sano realismo, mai ripiegata sulla nostalgia del passato in quanto tale
e quindi utopisticamente reazionaria o immobilista, ma piuttosto tesa a
fare comprendere le ragioni più profonde che ci devono indurre a ri-
spettare i ritmi, le leggi e i limiti posti dalla natura. A tale proposito ri-
cordiamo i suoi appelli per una filosofia ecologica libera da qualsiasi
ipoteca freudiana, dai fantasmi del fanatismo puritano e dalle illusioni
arcadico-bucoliche, di origine roussoiana: «Un filosofo come Jean-
Jacques Rousseau ha causato danni considerevoli… Marcuse era una
sorta di folle utopista». E ancora in chiave antiroussoiana e antimarcu-
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siana: «Un uomo, privato della cultura, non sarebbe un felice selvaggio
liberato dai legami della civiltà, ma un infelice storpio paragonabile a
qualcuno col proencefalo leso». 16
Ad ulteriore testimonianza delle radici antiutopiche del suo pensiero ecolo-
Anno
gico ricordiamo che egli, ponendosi controcorrente tra gli ambientalisti,
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