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Konrad Lorenz, un etologo ambientalista al di fuori degli schemi
però egli riusciva a percepire quasi unicamente sotto il profilo etico, e
non sotto quello spirituale. Su questo tema in tarda età scrisse le se-
guenti significative parole: «Io non sono un cristiano convinto, però
concordo con tutte le regole morali del cristianesimo. Entro questi li-
miti sono cristiano». 13
Dopo aver descritto il complesso e polivalente pensiero di Lorenz
occorre contestualizzarlo per capirlo meglio, comprendendo i percorsi
esperienziali da lui affrontati: infatti egli visse spesso con sofferenza la
sua epoca, segnata da profondi cambiamenti, da una radicale trasforma-
zione del mondo. Infatti in quel periodo storico si ebbe il massiccio dif-
fondersi dell’industrializzazione, con il prevalere della tecnologia non
solo nei suoi aspetti pratici, ma anche nei suoi riflessi pericolosi a livello
di mentalità collettiva. Accanto a un superficiale e qualunquistico ottimi-
smo progressista, già noto, per altro, nel passato, apparve un’ideologia
definibile come “nuovismo”, connotata da un entusiasmo infantile per
tutto ciò che si presenta come “innovativo”. Lorenz denunciò il perico-
loso e diffuso rifiuto del concetto stesso di “fatica” e di “sofferenza”, ri-
tenuti da molti inconcepibili e inaccettabili retaggi del passato in cui
l’uomo era succube delle costrizioni della natura. Nell’era della scienza e
della tecnica, simboli della potenza umana senza limiti di alcun tipo, “fa-
tica” e “sofferenza” sembravano (e sembrano) quasi una bestemmia
contro la libertà e la dignità degli individui. Si affermava sempre di più
quello che è stato definito da Abbey Edward il credo della cellula cance-
rosa, cioè la “crescita perpetua”, che per Lorenz equivaleva ad una peri-
colosa e insensata mitologia modernista. Si sentiva in dovere di difende-
re il grande bagaglio di conoscenze, cioè la “tradizione”, che l’uomo
aveva accumulato nella sua lunga storia, tradizione che in Lorenz rimanda
laicamente al solo sapere umano, anche se non di semplice impronta ra-
zionale, in cui cultura e biologia finivano col fondersi.
Questa ferma convinzione viene più volte ribadita in molti libri,
primo tra tutti Gli otto peccati capitali della nostra civiltà, in cui si sottolinea
la maggiore importanza del “conservare” il bagaglio di conoscenze ac- 4
cumulate, rispetto all’acquisirne di nuove. In questa cornice l’etologo n.
viennese divenne anche, specie nell’ultimo periodo della vita, un ap- - II
passionato e convinto ecologista. Sapeva bene che l’etologia e l’ecolo-
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