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Konrad Lorenz, un etologo ambientalista al di fuori degli schemi
gruppi umani. Per chiarezza va posta una premessa. Sappiamo che il
rifiuto e il senso di estraneità rispetto agli individui che non conoscia-
mo è molto più radicato nei confronti dei soggetti appartenenti alla
nostra stessa specie, che rispetto a membri di altre specie: il bambino è
intimorito molto di più dalla presenza di esseri umani estranei che da
quella di animali selvatici, anche se poco noti. Su questo substrato
istintuale, che emerge con la formazione della persona, si struttura un
meccanismo di dimensioni più ampie, quello appunto della “pseudo-
speciazione culturale”. Commentando tale definizione, Konrad
Lorenz, nel suo principale testo di filosofia etologica, L’altra faccia dello
specchio, ha scritto: «Le culture che hanno raggiunto un certo grado di
differenziazione reciproca si comportano tra loro in modo alquanto
simile a quello di specie animali diverse, ma strettamente imparentate
tra loro. È importante accentuare lo stretto grado di parentela, perché
non è mai avvenuto, a quanto sappiamo, che, in seguito a una evolu-
zione divergente, due gruppi culturali si siano differenziati talmente,
da un punto di vista etologico ed ecologico, da poter vivere tranquilla-
mente l’uno accanto all’altro nella stessa zona, come fanno ad esempio
diverse specie di anatre [...] con una totale mancanza di rapporti e sen-
za entrare in reciproca concorrenza». 7
Due elementi vanno evidenziati a questo punto: la vicinanza geografi-
ca e la parziale somiglianza come fattori essenziali della competizione e
dello scontro. In particolare - è una osservazione pregna di conseguen-
ze - le tensioni nascono non perché si è troppo diversi, ma perché si è
ancora troppo simili, e quindi si occupano le stesse nicchie ecologiche.
Lorenz nota come una serie di riti di origine culturale, analoghi a quelli
di origine biologica, mantengono nel tempo le differenze tra i gruppi,
tanto che emerge un netto parallelismo tra le due simboliche. Tale ap-
proccio gli permise di situare in una visuale meno angusta del passato
fenomeni come l’aggressività, il senso della territorialità, i riti e le ceri-
monie, il valore del gioco anche nel mondo animale, i codici di com-
portamento, l’imprinting. In particolare lo studioso austriaco s’impegnò
nello studio dell’aggressività, non più demonizzata in chiave moralisti-
ca, ma riconosciuta come comportamento ineliminabile e spontaneo
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che è impossibile far derivare dai soli stimoli ambientali. Per Lorenz
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