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Konrad Lorenz, un etologo ambientalista al di fuori degli schemi
problema. Quindi siamo in presenza di una “variabilità comportamen-
tale”, di una plasticità, che introduce un ulteriore aspetto nella comples-
sità del comportamento animale.
Chauvin ha potuto conseguire queste scoperte usando un metodo di
indagine (per altro comune pure ad etologi come Dembowski e
Gromysz), lontano sia dal riduzionismo laboratoristico dei comporta-
mentisti, che alienano l’animale dall’ambiente, sia dalla pura descrizio-
ne, talora aneddotica, dell’agire spontaneo in natura. In concreto l’ani-
male viene posto di fronte a dei problemi, per capire le diverse poten-
zialità comportamentali proprie ai vari soggetti nel superare sfide inso-
lite. Quindi l’animale è ben diverso da un burattino dominato dai suoi
geni o dall’ambiente: è un essere molto complesso, costituito da livelli
integrati e non semplicemente sovrapposti meccanicamente.
Tornando a Lorenz, egli pur avendo messo in rilievo l’importanza
dell’istinto si guardò bene dal negare il ruolo dell’apprendimento nel
processo di evoluzione interiore dell’animale. Il suo discorso vale an-
che per l’uomo, con i dovuti “distinguo”, data la nostra specificità e
differenza, da lui sempre sottolineata, tanto che condivideva il detto di
Lao Tse: «Tutto l’animale è nell’uomo, ma non tutto l’uomo è nell’ani-
male». A questo proposito ci sembra ricca di significato, per le nume-
rose implicazioni che ne derivano, la seguente affermazione: «Anche
sotto l’aspetto culturale, è sostanziale la distinzione tra innato e appre-
so. Neppure il comportamento umano è illimitatamente modificabile
dall’apprendimento e infatti alcuni programmi innati hanno valore di
diritti dell’uomo». 6
Contro l’illusione comportamentista (behaviorista) di poter plasmare
l’uomo mediante l’educazione e l’indottrinamento (illusione che - sot-
tolinea Lorenz - è comune all’ideologia americana e a quella comuni-
sta, ambedue egualitariste), egli afferma con forza l’irriducibilità a ogni
condizionamento ambientale del nucleo profondo di tutti i viventi, uo-
mo compreso. Ovviamente tale “nucleo profondo” va inteso nella sua
integralità, oltre i limiti della dimensione dei geni, seguendo le idee di 4
Chauvin. Altrettanto degne di attenzione ci sembrano le sue riflessioni n.
tese a recuperare il concetto di “pseudospeciazione culturale”, coniato - II
da Erik Erikson, proprio per le ricadute che ha sul comportamento dei
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