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Konrad Lorenz, un etologo ambientalista al di fuori degli schemi


               vano sulle pareti e sulle volte delle caverne renne e mammut vivi e atti-
               vi. Gli atteggiamenti e i movimenti espressivi di Lorenz, la sua cinesica,
               cambiano di momento in momento secondo la natura dell’animale di
               cui parla. Ora è un’oca, pochi minuti dopo un pesce ciclide, e così via.
               Va alla lavagna e disegna rapidamente una creatura, poniamo un cane,
               vivo e incerto se attaccare o ritirarsi. Poi, con un brevissimo intervento
               di gesso e cancellino, una variazione nella nuca e nell’angolazione della
               coda, e il cane è chiaramente sul punto di attaccare. Lorenz fece una se-
               rie di conferenze alle Hawaii, e l’ultima la dedicò a problemi della filo-
               sofia della scienza. Mentre parlava dell’universo di Einstein, il suo cor-
               po pareva contorcersi tutto quasi in empatia con quell’astrazione. E,
               misteriosamente, come gli Aurignaciani, egli non è capace di disegnare
               una figura umana: i suoi tentativi, come i loro, producono solo fantocci
               filiformi. Ciò che il totemismo insegna sul sé è profondamente non vi-
               suale. L’empatia di Lorenz per gli animali gli conferisce un vantaggio
               quasi sleale sugli altri zoologi. Egli è in grado di leggere molte cose, e
               certo lo fa, in un confronto (conscio o inconscio) tra ciò che vede fare
               all’animale e ciò che si prova a fare la stessa cosa (molti psichiatri usano
               lo stesso trucco per scoprire i pensieri e i sentimenti dei loro pazienti).
               Due descrizioni diverse sono sempre meglio di una sola». 3
                  La sua capacità di mettersi in sintonia con gli altri viventi dovette es-
               sere, specie in certi casi, eccezionale già all’inizio della carriera. Lo notò
               Jakob von Uexküll, che scrisse in un volumetto edito negli anni Trenta,
               L’immortale spirito nella natura: «Konrad Lorenz non solo comprende, co-
               me nei racconti di fate, la lingua degli uccelli…, ma la parla egli stesso». 4
               Per il giovane studioso austriaco questo era un riconoscimento di alto
               valore. In senso simbolico potremmo asserire che Lorenz possedeva
               l’anello di re Salomone. Infatti si narra che questi fosse in grado di par-
               lare con diversi animali proprio per merito di un anello magico che por-
               tava al dito. Anche se non si è avuta la fortuna di poter seguire una le-
               zione o una conferenza di Lorenz, leggendone i libri colpisce subito la
               sua attitudine nel saper instaurare un rapporto diretto con la natura,
               con gli individui che la popolano. Alla base di tutto ciò vi era una predi-
               sposizione naturale che gli permetteva di realizzare questa “complicità”
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               uomo-animale, rinforzata e sostenuta da una fortunata condizione am-
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