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Konrad Lorenz, un etologo ambientalista al di fuori degli schemi
l’aggressività non è né buona, né cattiva, ma fa parte della definizione
stessa del vivente. Tra l’altro egli afferma, con scandalo di alcuni, che la
gerarchia esistente nelle società animali, oltre a svolgere un ruolo orga-
nizzativo insostituibile, ha pure la funzione di ridurre e contenere i
comportamenti aggressivi. Naturalmente esistono altri deterrenti da lui
evidenziati, dato che addirittura tra molti vertebrati inferiori, «la cono-
scenza personale attenua l’aggressività». Il reciproco conoscersi, unita-
mente alla strutturazione gerarchica delle comunità, che comporta l’at-
tribuzione dei ruoli per ciascuno, e alla determinazione di opportuni in-
tervalli spaziali tra gli individui, a seconda delle specifiche esigenze, co-
stituisce un valido deterrente contro l’insorgere di elementi ansiogeni,
prodromi di violenza. Per altro, secondo Lorenz la gerarchia è una co-
stante del mondo naturale, uomo compreso, e deriva dalla ineguale do-
tazione innata di qualità cha differenzia gli individui anche all’interno
della stessa specie. Ciò lo portava a sostenere che l’ineguaglianza tra gli uo-
mini costituisce un elemento intrinseco e primario, ma anche fecondo,
creativo: «L’ineguaglianza dell’uomo è uno dei fondamenti ed una delle
condizioni di ogni cultura, perché è essa che introduce la diversità nella
cultura. Nella società umana, la divisione del lavoro è fondata su una
differenza, un’ineguaglianza dei membri della società». 8
I suoi studi (insieme a quelli di un altro etologo, Robert Ardrey, e del
famoso psicopedagogo francese Jean Piaget) hanno permesso anche di
definire meglio il significato e il valore della “territorialità”. Con tale
termine si indica lo schema in cui si inseriscono le azioni dell’animale: è
una configurazione spaziale interiorizzata, qualitativamente diversa da
una specie all’altra, la quale dà ordine e forma tipica al sentire e all’agire
dell’individuo, determina una serie di priorità nelle sequenze e negli sche-
mi motori e percettivi, regolando così i rapporti intersoggettivi. Nello
stesso tempo, la territorialità pone limiti demografici molto diversi da
una specie all’altra, non su base malthusiana, ma prossemica, cioè non
in base a motivi materiali (maggiore o minore disponibilità di risorse),
ma psicologici. In parole più semplici, la territorialità costituisce un 4
istinto primordiale da cui derivano molti comportamenti particolari, si- n.
tuati tra i due poli dello “spazio” e del “vicino” appartenente alla mede- - II
sima specie, ossia conspecifico. Con tutta evidenza qui la riflessione
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