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Konrad Lorenz, un etologo ambientalista al di fuori degli schemi
inorganico, organico, psichico e spirituale, ciascuno con sue leggi speci-
fiche, non riducibile l’uno all’altro. Siamo in presenza di un parziale, e
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progressivo, abbandono di quell’orizzonte “materialista” che emerge in
taluni aspetti del suo pensiero dei periodi precedenti.
Il nostro Autore in tarda età si espresse in modo molto chiaro in un
campo assai controverso: «Asserire che non c’è l’anima o anche che es-
sa sia spiegabile materialmente, è la più grande assurdità che possa mai
dirsi». Quindi, rileggendo Lorenz in modo critico, possiamo dire che
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in alcuni casi serve una riconversione dei suoi studi e del suo pensiero alla luce di pa-
radigmi diversi. Così, ad esempio, non è la perdita di particolari geni che
determina la decadenza etico-spirituale, ma è quest’ultima che, affer-
matasi per molteplici e complessi motivi, ha contribuito a selezionare
un tipo umano con dei comportamenti ad essa funzionali, premiando
quindi anche certi tipi genetici a fronte di altri. Il che è ben diverso, pe-
rò dal concepire questo processo come una concatenazione meccanica
e deterministica, tali e tante sono le variabili coinvolte. Così l’insterili-
mento genetico e la semplificazione della sua complessità alla luce di
necessità utilitaristiche e materialistiche costituiscono una conseguenza
finale, un effetto lontano, qualitativamente di modesta importanza, di
cause remote, situate in dimensioni ben diverse da quella biologica.
Certo il miglior Lorenz è quello in cui traspaiono le influenze di studio-
si come Uexküll, Gehlen e Bertalanffy, e non laddove risultano premi-
nenti Kant, Popper e Darwin.
Come è già emerso da quanto detto in precedenza, l’etologo austria-
co ebbe l’ambizione di essere un “filosofo”, ritenendo che dai suoi stu-
di derivassero una serie di implicazioni, molto utili anche per l’uomo.
Qui è opportuno rilevare che si palesa un terzo “Lorenz”, cioè il mora-
lista severo e pessimista, che crede di essere coerente con il darwinismo
ortodosso, a cui aveva creduto per molto tempo, convinto di aver sem-
plicemente sviluppato in ambito etico alcune osservazioni e conoscen-
ze derivanti dal suo approccio scientifico, basato sui canoni dell’evolu-
zionismo classico, anche se - a parere di chi scrive - emerge anche il na-
turalista “eretico” affascinato dall’armonia della natura. Potremmo de-
finire la sua filosofia un “umanesimo realistico” a sfondo pessimistico,
Anno
nettamente antiutopico, non priva di aperture verso la religiosità, che
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