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Rappresentazioni mitiche e letterarie della foresta nella cultura russa


            dove insorge, a partire da Pugacëv, l’“insensata rivolta russa”. Nel 1837
            Aleksei Kolt’sov dedicò una poesia a Puškin morto in duello, parago-
            nando il poeta a un “bosco sonnecchiante”. Il più grande poeta otto-
            centesco delle selve è stato Tjutcev che definisce gli alberi “figli della
            luce” che hanno in comune con gli uomini le medesime radici, perché
            l’umanità è un “alto albero”. Per Tjutcev, gli alberi sognano e la fore-
            sta, nel suo “sonno profetico”, cela il segreto dell’illimitata geografia
            russa che non si può misurare con la ragione. La Russia, ammaliata dall’
            “inverno stregone”, appare come un bosco incantato (né vivo, né
            morto) che risplende di “accecante bellezza”. Nel corso del XIX seco-
            lo la “questione forestale” è stata al centro del dibattito culturale russo
            ed è stata considerata non solo dal punto mitopoietico, ma anche da
            quello sociale e morale. Tale questione fu affrontata scientificamente da
            Lesnoj Zurnal, rivista fondata nel 1833 dalla Società per il miglioramen-
            to della gestione delle foreste, che poneva in primo piano il problema
            della conservazione per contrastare i pericoli di distruzione del patri-
            monio boschivo. Nella seconda metà dell’Ottocento il primo decollo
            industriale russo e la costruzione della rete ferroviaria sembravano ren-
            dere più catastrofica la distruzione della foreste. Nel Barbiere di Siberia,
            un film del 1999, il regista Nikita Michalkov ha realizzato una rappre-
            sentazione mitica del disastro ambientale della fine del XIX secolo non
            causato dai russi, ma dall’avidità e dalla tecnologia americana. Per gli
            scrittori e artisti russi del XIX e XX secolo, la foresta, con le sue betul-
            le, abeti e querce, è una costante mitopoietica, un luogo della storia e
            della memoria con i suoi orizzonti perduti e ritrovati. Come ha rileva-
            to Vittorio Strada, il paesaggio evocato dall’attività mitopoietica della
            letteratura russa del XIX e XX secolo è un “cronotòpo” (spazio-
            tempo) che ha un carattere né europeo né asiatico e un proprio svilup-
            po storico. Sergej Solov’ëv, uno dei maggiori storici russi del XIX seco-
            lo, contrappone il “legno” russo alla “pietra” europea. Nella forma di
            catene montuose, la pietra ha diviso l’Europa in molteplici Stati; la pie-
            tra, inoltre, domina il paesaggio urbano europeo. Essendo uniforme e
            priva di rilievi montuosi, la selvosa pianura russa, invece, è stata propi-  .3
            zia alla formazione di un vasto Stato accentrato. In Russia il materiale     oI-n
            edilizio per eccellenza è stato il legno: gli edifici di legno esposti alla  n
                                                                                         n
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