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Rappresentazioni mitiche e letterarie della foresta nella cultura russa


            erano stipulati trattati militari e commerciali.
               Nella Russia pagana la cerimonia nuziale era celebrata facendo dan-
            zare gli sposi intorno a un albero; tale cerimonia fu ripresa nel XVII
            secolo da Stepan Razin (che guidava una rivolta di cosacchi contro lo
            zar Michele), quale ostentato rifiuto del rituale ecclesiastico imposto
            dall’ortodosssia di Stato. Dopo il battesimo della Rus’, nel 988, Perun
            è diventato il profeta Elia (Il’ja) che esercita un controllo sulla natura e
            impedisce al fuoco di incendiare le foreste e le tradizionali case di
            legno. L’icona di Elia era appesa alle pareti dell’izba come talismano
            contro la cattiva sorte.
               Nella tradizione pagana russa, Dubynja è un favoloso boscaiolo, uno
            “spirito dendrico” che si fonde con la foresta.
               Il sottosuolo mitologico russo è popolato da due spiriti: il domovoi,lo
            spirito della casa custode dell’ordine contadino-patriarcale, e il lešij, lo
            spirito dei boschi; il bosco è un sacro tesoro e una perfezione della
            natura. Nella cultura russa non c’è contrapposizione tra natura come
            caos primigenio e cultura come attività regolatrice dell’uomo. Nel
            medioevo, secondo Likhacëv, la natura era il mondo della “santità” e
            dell’armonia consono alla vita ascetica. Sulla scia dell’esicasmo (dal
            greco hesychia, tranquillità, assenza di preoccupazione, corrente dell’an-
            tica spiritualità orientale che era indirizzata verso un orientamento con-
            templativo e verso la ricerca di un’unione con Dio), i monasteri si tra-
            sferirono in mezzo ai boschi inviolati definiti “saggi” in contrasto con
            la follia dell’uomo corruttore della natura. Riprendendo la tradizione
            pagana dei “boschetti sacri”, il bosco divenne il simbolo dell’hortus con-
            clusus, immagine del paradiso perduto, un recinto edenico che delimita-
            va uno spazio di salvezza, isolando dal peccato. Emblematico, in tal
            senso, è il boschetto di possenti cedri “della specie siberiana” del
            monastero di Tolckovo a Jaroslav: su uno dei cedri, in un’apposita edi-
            cola, c’era l’icona miracolosa della Madonna, che secondo la leggenda
            era apparsa sull’albero. L’icona è teologia visiva e rivelazione del sacro
            che permette di vedere le “vacillanti immagini” del futuro, perché i
            colori sono una diretta emanazione della luce divina. La creazione di        .3
            un’icona è una sorta di officio divino che contempla varie fasi a parti-     oI-n
            re dalla scelta del legno su cui dipingere. Le tavole di legno erano di      n
                                                                                         n
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