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Rappresentazioni mitiche e letterarie della foresta nella cultura russa


               to di “etno-natura” quale interrelazione tra natura e popolo. Il paesag-
               gio russo si è formato attraverso lo sforzo congiunto della “cultura
               umana” (che non può esistere da sola) e della “cultura della natura”. La
               Russia è l’estrema frontiera delle foreste selvagge la cui estensione, nel-
               l’immaginazione mitica, è virtualmente illimitata e incontaminata.
               Nell’estremo nord si ha la tundra, formata di licheni e cespugli; a sud
               della tundra si ha la tajga, una zona di foreste di conifere che sfuma
               nella cintura della foresta temperata. Le due enormi cinture forestali si
               prolungano attraverso tutta la Russia occupando metà del territorio.
                  Secondo lo storico russo Kljucevskij, il rapporto tra il popolo e la
               foresta è stato ambivalente: da una parte, la foresta è stata considerata
               un ostacolo da quelle comunità agricole che dovevano lottare con un
               ambiente inospitale; dall’altra, è apparsa un luogo sacro. Nella cultura
               russa arcaica gli alberi posseggono un misterioso dinamismo e sono
               abitati dallo “spirito dendrico”. Nella rappresentazione mitopoietica
               della natura, la “religione” e il “pensiero mitico” del popolo russo indi-
               cano che tutto deriva dall’albero: l’epos russo raccontato dalle byliny
               (parola che deriva dal verbo byt, essere, e che significa “canto delle cose
               passate”) è nato a partire dall’Albero cosmico, asse primario che indica
               l’orientamento spazio - temporale e la tripartizione del cosmo (cielo,
               terra, regno sotterraneo). In un racconto apocrifo sulla creazione del
               mondo, citato dall’etnologo russo ottocentesco Aleksander Afanas’ev,
               una quercia “primigenia” sorregge l’acqua, il fuoco e la terra. In
               Rappresentazioni poetiche della natura presso gli slavi (1868) Afanas’ev inseri-
               sce dei racconti tratti dalla tradizione orale secondo la quale i primi
               uomini sono creati dagli alberi: tra la foresta e la “grande selva” della
               vita esiste una corrispondenza e gli alberi sono gli avi degli uomini.
               Nella Russia pagana, Perun, il dio del tuono, era una sorta di Zeus bar-
               baro i cui simboli erano la quercia sacra e l’aquila con le ali spalancate
               sulle spalle del dio. Il teonimo Perun deriva dall’indoeuropeo
               “Perkuos” che significa quercia: il dio è signore della querce e il legame
               tra quercia e tuono è una costante delle mitologie indoeuropee. Per
               Perun erano sacre le querce poste in cima alle colline e sotto le querce
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               erano celebrati i sacrifici al dio “fabbricatore del fulmine” al cui cospet-
               to erano immolati orsi e montoni. Sotto le querce e in nome di Perun
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