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Studi etnobotanici nella Provincia di Rieti


                    Tremula Mutuesca (antica città romana, oggi Monteleone), all’i-
                    nizio del 915, erano soliti fare un frugale pranzo in cui consu-
                    mavano pietanze cotte, teneri legumi e frutta.
                    Il pane, fatto all’inizio con foglie salate di faggio bollito (Fagus
                    sylvatica L.), fu impastato in seguito con farina di grano e miglio
                    (Di Mario, R.- 1997).

                    Le usanze legate alle piante nel medievo sabino
                    Negli ampi manti forestali del Terminillo e dell’alto Cicolano
                    proliferavano utili piante di cardi dai caratteristici fiori azzurro-
                    viola (Silybum marianum L.). Gli estratti delle loro foglie forniva-
                    no una sostanza tonica, sudorifera, mentre la parte mangereccia
                    era costituita dall’abbondante nervatura carnosa. I capolini sec-
                    chi e spinosi del cosiddetto cardo dei lanaioli (Dipsacus fullonum
                    L.), invece, era utilizzato per cardare la lana e pettinare le stoffe.
                    Tra i cosmetici più in uso in sabina vi era la pasta di mandorle
                    (Prunus dulcis Mill.) per eliminare le varie impurità delle pelle, la
                    camomilla (Matricaria recutita L.) per lavare i capelli e renderli
                    biondi.
                    Per colorire le gote si usava lo zafferano (Crocus sativus L.). Nelle
                    botteghe dei barbieri che anticamente svolgevano anche il lavo-
                    ro di medici dentisti e chirurghi, era facile acquistare anche
                    distillato di rose e grasso per il rossetto, impasti di uova, senape
                    (Sinapis arvensis L.) e aceto per mantenere giovane la carnagione,
                    la corteccia di noce (Juglans regia L.) trattata con vino salato per
                    la pulizia dei denti (Di Mario, R.- 1997).
                    Interessante anche l’uso delle piante nei riti magici. Ad esempio,
                    i bulbi dell’aglio (Allium sativum L.), appesi sugli alberi, serviva-
                    no ad allontanare gli uccelli, gli animali e gli spiriti nocivi (Di
                    Mario, R.- 1989).
                    L’estratto di mandragora (Mandragora sp.) era usato per sonnife-
                    ri e filtri magici e amorosi (Di Mario, R.- 1997).
                    Sul Terminillo cresceva anche la c.d. “erba della concordia”
                    (forse Dactylorhiza maculata L.) dal cui tubero si ricavava una pol-
                    verina che si pensava ridestasse amicizie ed amori sopiti.
                    A quei tempi erano molti i falsi guaritori che mescolavano medi-
                    cina, stregoneria, superstizione e sopravvivenze pagane. Attri-
                    buivano guarigioni miracolose a bacche di ginepro (Juniperus sp.)


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