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Studi etnobotanici nella Provincia di Rieti
vegno, per impedire che entrassero all’interno delle case, si
ponevano davanti agli usci olivo (Olea europaea L.) benedetto,
alloro (Laurus nobilis L.), fico (Ficus carica L.), ginepro (Juniperus
sp.), noce (Juglans regia L.) e rosmarino (Rosmarinus officinalis L.)
(Di Mario, R.- 1997). Nei riti nuziali dell’epoca era fondamenta-
le il rosmarino.
Dopo lo scambio degli anelli infilati di solito nel pollice, la stret-
ta di mano destra degli sposi, il bacio sulla guancia, l’abito di
colore rosso della sposa e il banchetto, un corteo di bambini con
rametti di rosmarino (Rosmarinus officinalis L.) accompagnava la
coppia a casa del marito per la consumazione del matrimonio a
cui a volte dovevano assistere anche testimoni (Di Mario, R.-
1997). I funzionari del Comune invece, erano obbligati all’atto
dell’investitura a giurare su Dio e sui Vangeli toccando le Sacre
scritture ed un ramoscello d’alloro (Laurus nobilis L.) e dovevano
pronunciare la formula “temo Dio e la Vergine” difendendo i
privilegi ed i possessi della Chiesa.
Le piante venivano usate anche nel culto dei defunti. Il defunto
era preso in consegna dalle donne di casa, veniva denudato,
calato in una tinozza di acqua calda, asciugato, vestito del suo
abito migliore e profumato di salvia (Salvia officinalis L.), aloe
(Aloe vera L.) e altre essenze aromatiche.
Durante il corteo funebre in cui non mancavano corone di fiori
si effettuava il gesto simbolico dell’abbattimento di un albero
verde a dimostrazione dello sradicamento della persona provo-
cato dalla morte, specie se molto giovane. All’inizio del XV seco-
lo, quando il corteo funebre entrava nel cimitero, il clero si diri-
geva verso la tomba aspergendola con acqua benedetta e depo-
nendovi un ramoscello di lauro (Laurus nobilis L.) e di edera
(Hedera spp.) che simboleggiavano l’immortalità dell’anima.
Gli usi delle piante nella Provincia dal XV sec. Fino all’inizio
del XX sec.
Nel XV secolo il territorio di Rieti continuava a produrre in
abbondanza il guado (Isatis tinctoria L.). Il guado, chiamato
anche “pastello” era una pianta tipica della Valle reatina: oltre a
servire per la colorazione delle sete e delle lane era utilizzato
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