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Studi etnobotanici nella Provincia di Rieti
tagioni di gelso. La razza dei bachi ordinariamente preferita è la nostrana,
a bozzolo giallo. L’allevamento si eseguisce nelle case dei proprietari e tal-
volta in qualche casa colonica non essendovi apposite bigattiere. Quando la
pebrina ancora non infestava il filugello, si fatta industria ha sempre dato
ai coltivatori della Sabina soddisfacenti guadagni, quantunque, a dir vero,
non siano stati praticati i veri metodi razionali di allevamento. Quantità di
bozzoli venduti sul mercato nel 1869: 3714, nel 1878:1435”.
Per la coltivazione del tabacco gli esiti non furono dei migliori,
dimostrando anche in questo caso come colture che avrebbero
potuto portare ad una svolta economica la provincia, non anda-
rono a buon fine :”.......e’ mestici però far distinzione per la coltiva-
zione del tabacco per la quale i coloni reatini si adopererebbe molto
volentieri, ricordando gli abbondanti ed eccellenti prodotti ottenuti nei
tempi andati prima che le soverchie restrizioni fiscali rendessero impos-
11
sibile siffatta coltivazione.......” .
Il mondo vegetale è inoltre stato legato all’uomo non solo dal
punto di vista economico. Nei tempi andati, anche vegetali
poveri come la cannuccia, la ginestra e l’erica costituivano ad
esempio un materiale prezioso per la costruzione di capanni
usati sia come deposito di materiali, sia come ricoveri di fortuna
o a volte come abitazione (Landi, S.-1996).
Fiori, erbe e varie essenze sono stati inoltre sempre utilizzati
durante celebrazioni, riti e feste. Nella rivista mensile Terra sabi-
na del 1924 in una rievocazione di usanze di altri tempi ed in par-
ticolare del Carnevale con i carri festeggiato a Rieti in prossimità
dell’unità d’Italia si legge infatti: “bellissimi i carri dopo il risveglio
del 1860 per l’eleganza della protagonista bruna e ben fornita giova-
ne del popolo circondata da bambini vestiti con i colori nazionali...Il
carro era completamente coperto di alloro, mortella 12 e fiori e contene-
va cesti con dolci, coriandoli ma anche mazzi di viole e aranci…” Un
altro settore di interesse dell’area di studio che esamina il rap-
porto fra tradizioni popolari, religiosità e il mondo vegetale è
rappresentato dalle infiorate, tappeti realizzati con fiori, parti di
fiori, foglie ed altro che si snodano per le vie dei paesi in occa-
sione di feste religiose, prima di tutte quella del Corpus Domini.
Queste furono eseguite inizialmente in Vaticano forse per opera
11 Comizio Agrario di Rieti-1879
12 Con il termine “mortella” si indicavano due specie: il mirto (Myrtus communis L.) e il bosso
(Buxus sempervirens L.)
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